Letta: la chiesa continuerà a non pagare l’imu

L’Imu sulla prima casa e sui fabbricati agricoli è stata abolita. Cioè, più o meno: diciamo che è stata abolita a metà. Traduzione: il governo ha trovato i soldi per rinunciare agli incassi della prima rata, quella di giugno, vale a dire circa due miliardi e mezzo di euro. E la seconda rata? Per la seconda i soldi non si sono trovati, però nella relazione tecnica al decreto approvato ieri – spiegano fonti ministeriali – verrà messo nero su bianco “l’accordo politico” per la sua sterilizzazione nella legge di stabilità, il ddl che sostituisce la vecchia Finanziaria e che va presentato in Parlamento il 15 ottobre. Nella stessa sede, ha spiegato Enrico Letta, verrà istituita la service tax comunale che ingloberà Imu e Tares e si pagherà sempre sulla base dei metri quadrati: si chiamerà Taser, come quelle armi che immobilizzano i malcapitati con una scarica elettrica. Niente da fare invece per i capannoni industriali: pagheranno tutto, pagheranno caro (anche se c’è un vago impegno per rendere deducibile l’Ires in futuro). Ai comuni infine, come l’Anci chiedeva a gran voce, viene garantito il rimborso del mancato gettito 2013: in attesa di capire cosa succederà, infine, ai sindaci è consentito dilazionare la presentazione dei bilanci di previsione fino al 30 novembre. Purtroppo il governo non si è fermato alle pur affascinanti alchimie tra i desideri, la realtà e gli “accordi politici”: già che c’era ha pensato bene di annunciare che la Chiesa continuerà a non pagare un euro di Imu più di quanto abbia fatto negli anni scorsi (cioè poco). Un favore a enti ecclesiastici, scuole e cliniche private Il presidente del Consiglio, come niente fosse, in conferenza stampa ha anticipato che la futura service tax non riguarderà il no profit, che “oggi è stato pesantemente penalizzato dall’Imu” e andrà “completamente alleggerito in prospettiva futura” da questo onere improprio. Ebbene, la legge che regola l’Imu per il no profit è quella – varata dal governo Monti per evitare la multa dell’Unione europea – che ha assoggettato al pagamento anche gli immobili di proprietà degli enti ecclesiastici (scuole e cliniche private, alberghi, cioè quasi tutto il no profit italiano) secondo il principio della natura commerciale dell’utilizzo. È bene ricordare che questa legge non è stata mai applicata, visto che tra ritardi del regolamento applicativo e mancanza della modulistica (ve di Il Fatto quotidiano del 7 giugno) nessuno sapeva se e quanto doveva pagare: per quest’anno fate come credete – fu la soluzione indicata dal Tesoro in una circolare – poi nel 2014 rifacciamo i conti. Saranno particolarmente facili: un liceo privato con una retta a quattro zeri non pagherà nulla esattamente come una mensa della Caritas. È tutto no profit. Va detto che, almeno in questo caso, non c’è da sudare sulle coperture: il governo ci credeva talmente poco che non ha mai messo a bilancio neanche un euro di gettito dalla tassazione di questi immobili. Esodati, aiuti per la casa e Cassa integrazione Nel decreto approvato ieri non si parla solo di Imu. Il governo ha infatti deciso di accontentare il Pd stanziando 700 milioni di euro dal 2014 al 2019 – ha spiegato il ministro del Lavoro Enrico Giovannini – per salvaguardare altri 6.500 esodati. Mezzo miliardo di euro, invece, è stato messo sulla Cassa integrazione, portando gli stanziamenti complessivi per quest’anno a 2,5 miliardi. Disposizioni, “se pur utili e importanti”, su cui è arrivata la mannaia della Cgil: “Così si lasciano irrisolti i temi della cassa integrazione e degli esodati: i fondi sono totalmente esigui, che servono a coprire solo l’immediata emergenza”. Non manca nemmeno l’ennesimo “piano casa”. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato interventi sul tema per 4,4 miliardi: quattro miliardi a carico della Cassa depositi e prestiti e 400 milioni di “interventi sociali”, tra cui le classiche agevolazioni per l’a cquisto della prima casa per giovani coppie e lavoratori atipici sotto i 35 anni. Le coperture vere, quelle “p o l i t i c h e” e il minicondono Sono tre le fonti di copertura di questo decreto che vale all’i ngrosso tre miliardi e mezzo. La prima è una, corretta, partita di giro: vengono usati infatti gli incassi Iva dovuti al pagamento dei debiti commerciali della Pubblica amministrazione. A questo fine, è stata aumentata di dieci miliardi la dotazione dell’apposito fondo. In secondo luogo c’è qualche taglio alle spese intermedie di ministeri ed enti locali e, come avevamo anticipato ieri, non manca nemmeno il condono mascherato a favore delle società concessionarie nel settore dei giochi. In sostanza potranno chiudere la partita pagando il 25% di quanto stabilito dalla condanna in primo grado: significa che le aziende coinvolte nello scandalo delle slot machine scollegate dal fisco tra il 2004 e il 2007 se la caveranno pagando 750 milioni invece di due miliardi e mezzo.

http://mentiinformatiche.com/2013/08/letta-abolisce-limu-solo-a-meta-la-chiesa-continua-a-non-pagare.html

 

Conti correnti, da ottobre si parte con i controlli retroattivi al 2011

Il Grande fratello tributario si mangia così il segreto bancario. Il fisco, peraltro, è già in possesso di informazioni detta- gliate su ciascuno di noi: possesso di automobili, case, bar- che, ma anche intestazioni di utenze (acqua, luce, gas, telefoni). Ora, entro il 31 ottobre le banche e gli altri operatori finanziari dovranno trasmettere per via telematica dall’archivio dei conti correnti (che già esiste) i dati integrativi relativi ai saldi e ai movimenti del 2011. Questa misura molto temuta, e che aveva suscitato molte pole- miche in tema di violazione della privacy, fornirà all’agenzia delle Entrate i dati accorpati: saranno cioè disponibili i saldi di quanto versato e quanto prelevato in banca da ciascuno, non la movimentazione di dettaglio del singolo conto corrente.

E quindi si comincia ad ottobre:

Fatto sta che a partire da ottobre scatteranno le pri- me stangate, quando inizieranno ad affluire i dati relativi al 2011 per verifiche retroattive. Quelli del 2012 saranno invece inviati entro il 31 marzo del prossimo anno. Poi il rito si ri- peterà entro il 30 aprile di ogni anno per i movimenti finanzia- ri dell’anno precedente. Fra un anno, entro il 31 marzo 2014, dovranno essere forniti i dati relativi al 2012. Il sistema andrà dunque a regime a fine aprile del 2015, termine ultimo per comunicare i movimenti del 2014.

tratto da LIBERO

Redditometro e anagrafe tributaria, una dittatura che ci sterminerà.Ma non a tutti!

Già i consumi sono quelli del dopoguerra, con gente che risparmia sul cibo pur di pagare le bollette e tasse per non vedersi sulla testa la mannaia dell’agenzia delle entrate,e desso arriva la nuova anagrafe tributaria che pretende di entrare nelle nostre tasche e nella nostra vita per renderci schiavi di un potere che arriva dall’europa e dalla nostra politica.

Uno dei punti presentati dalla coalizione del PD in campagna elettorale prevederebbe infatti le cosiddette misure per la tracciabilità e la fedeltà fiscale, riducendo il contante e forse in un futuro eliminarlo completamante.In questo modo ogni operaio, impiegato, pensionato dovrebbe avere un conto corrente e pagare le commissioni.Tutto ciò implicherebbe la perdita di libertà e di privacy del cittadino, e di conseguenza ci sarebbe uno stato dittatore che controlla quasi tutti i cittadini, perchè le lobby conoscono i trucchetti per portare ingenti somme nei paradisi fiscali.

Noi poveri ed indifesi cittadini ci troveremo nelle mani del fisco e delle banche, rivoltati come calzini, e stritolati come carne da macello, perchè la politica non guarda al popolo ma al suo interesse.E’, e sarà un clima staliniano dove miseria e povertà saranno la fonte di atti estremi come quelli che già molti italiano hanno fatto a causa della mancanza di lavoro e di danaro.

Questo non è progresso, perchè altrimenti avremmo dovuto avere  uno stato amico,tasse adeguate, servizi sicuri, meno criminalità,ecc…..Aspetteremo tutti supini il nuovo redditometro, con la certezza che tutta la politica italiana poteva e doveva fare di più per renderci un futuro migliore.Oggi assistiamo ad un governo fantasma fatto di fantasmi e burattini che litigano per una poltrona.Assistiamo al declino di Bersani, alla voglia di potere di Berlusconi, alla non sostanza dei grillini che dicono sempre no!….Assistiamo al caso dei marò che è vergognoso.Assistiamo alla lente e agonizzante morte del  popolo italiano….escludendo politicanti e lobby.

Redazione

Agenzia delle entrate: nuove regole invio cartelle di pagamento

L’agenzia delle Entrate ha modificato con provvedimento del 5 marzo 2013 la cartella di pagamento. L’obiettivo è rendere più sicuro il credito dell’Erario o degli altri enti impositori. Per fare questo, la cartella di pagamento recepisce gli insegnamenti della Corte costituzionale. E così, nel rispetto della privacy del contribuente, in caso di temporanea assenza, o incapacità o rifiuto delle persone legittimate a ricevere gli atti in luogo del destinatario, la cartella di pagamento deve essere notificata rispettando ben tre adempimenti: mediante deposito nella casa comunale; affissione dell’avviso di deposito in busta chiusa e sigillata alla casa di abitazione, ufficio o azienda del contribuente; invio della raccomandata con avviso di ricevimento per informare il contribuente degli adempimenti effettuati.

La modifica della relata di notifica della cartella si è resa necessaria a seguito della sentenza 258 del 19 novembre 2012 della Corte costituzionale, che aveva dichiarato l’illegittimità del terzo comma (che corrisponde al quarto comma vigente) dell’articolo 26 del Dpr 602/1973, cioè del decreto sulla riscossione, nella parte in cui stabilisce che «Nei casi previsti dall’articolo 140 del Codice di procedura civile, la notificazione della cartella di pagamento si esegue con le modalità stabilite dall’articolo 60 del Dpr 29 settembre 1973, n. 600» invece che «Quando nel comune nel quale deve eseguirsi la notificazione non vi è abitazione, ufficio o azienda del contribuente, la notificazione della cartella di pagamento si esegue con le modalità stabilite dall’articolo 60, primo comma, lettera e) del Dpr 29 settembre 1973, n. 600», cioè del decreto sull’accertamento

Come si legge nel provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate del 5 marzo 2013, che ha disposto la modifica della cartella di pagamento, la Corte costituzionale ha inteso uniformare le modalità di notificazione degli atti di accertamento, a norma dell’articolo 60 del Dpr 600/1973 e delle cartelle di pagamento, a norma dell’articolo 26, del Dpr 6021973, in caso di irreperibilità relativa del destinatario, o nel caso di assenza o incapacità o rifiuto delle persone legittimate a ricevere gli atti in luogo del destinatario. Per la notifica della cartella, la Corte ha ristretto la sfera di applicazione del combinato disposto degli articoli 26, quarto comma, del Dpr 602/1973 e 60, primo comma, lettera e) del Dpr 600/1973, alla sola ipotesi di irreperibilità assoluta del destinatario, o in caso di mancanza, nel Comune, dell’abitazione, ufficio o azienda del contribuente, con conseguente applicabilità, nella diversa ipotesi di irreperibilità relativa, alla disciplina ordinaria di cui all’articolo 140 del Codice di procedura civile, in base al disposto dell’articolo 26 del decreto sulla riscossione, Dpr 602/1973.Fonte

I furbetti del fisco.Intestare auto a stranieri per eludere tasse e multe

auto prestito

Come vi raccontavamo nei giorni scorsi, in Italia sale il numero di auto intestate a stranieri. Nel nostro Paese, superano ormai i 3 milioni i veicoli intestati a immigrati, con un incremento del 34% negli ultimi 15 mesi. Ed emerge che sono aumentati gli incidenti stradali che coinvolgono uno straniero, fino a sfiorare i 90 sinistri al giorno con 141 feriti e più di 1,4 morti, per un costo sociale superiore a 4,2 miliardi di euro annui, pari al 14% del totale (oltre 30 miliardi di euro).

UN’IPOTESI PLAUSIBILE – Maurizio Caprino, sul blog Strade sicure, avanza un’ipotesi plausibile, partendo dal fatto che c’è stata un’impennata di auto intestate agli stranieri apparentemente senza un motivo: in Italia l’immigrazione c’è ormai da decenni e quindi com’è possibile che che molti stranieri abbiano fatto tanta fortuna da potersi permettere di comprare un veicolo proprio ora che la crisi si è fatta nera? Una possibile spiegazione (premesso che la tendenza all’aumento degli immigrati intestatari è fisiologica) è che aumentano le intestazioni di comodo, ideali per evitare multe, superbollo e redditometro, perché poi il proprietario del veicolo non lo si trova mai. Senza contare i casi in cui i veicoli servono per commettere reati.

CI SI DEVE FIDARE – Quella dell’intestazione agli stranieri per sfuggire al fisco è un’ipotesi da prendere in considerazione, anche se va valutato il fatto che il proprietario del veicolo dovrà poi fidarsi della persona a cui intesta la macchina, il quale in teoria potrebbe benissimo rivendicare il mezzo in qualsiasi momento: basta esibire un pezzo di carta dove è indicato il nome del proprietario, e lo straniero di turno non avrebbe alcun problema a ottenere quella che per legge è a tutti gli effetti la sua macchina, un bene mobile di sua proprietà.Fonte