Clochard presi a sprangate a Genova, Alternativa Tricolore: “Violenza gratuita e insensata”

Genova. “Respingiamo e condanniamo il clima di violenza che si è registrato a Genova, la notte scorsa, in Piazza Piccapietra nei confronti di alcuni senza tetto”. Così in una nota la Segreteria provinciale di Alternativa Tricolore Genova.

 

“Una violenza gratuita e insensata contro esseri umani inermi da parte di delinquenti che hanno fatto del crimine il loro senso di vita – si legge nella nota – sia che si tratti di una vendetta, o di un regolamento di conti tra malavitosi o per uno sgarro subito non è accettabile per una società civile comportamenti di tale genere. Se poi l’azione punitiva fosse mossa da giustificazioni razziste o xenofobe l’atto di violenza è da considerarsi doppiamente condannabile. Ci auguriamo che questo clima di intolleranza venga circoscritto e auspichiamo maggiori controlli da parte delle Forze dell’Ordine per prevenire in un futuro tali episodi criminosi”.

 

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Accusato da due figlie di violenza sessuale: operaio assolto a Novara

Il pm aveva chiesto la condanna. L’uomo, originario del Togo ma da anni residente nel capoluogo, ha trascorso un anno in carcere.
marco benvenuti
NOVARA

Non è un padre pedofilo. O, almeno, non ci sono prove per dirlo: le vittime, sentite in più occasioni e anche in aula dai giudici, non hanno convinto.

 

Per A.C., operaio di 43 anni originario del Togo, residente a Novara da anni, imputato di violenza sessuale nei confronti di due delle cinque figlie (quelle avute dal primo matrimonio), ieri è arrivata la fine di un incubo: assolto. Dopo oltre un anno di carcere – fu arrestato dalla polizia il 26 novembre 2012 – dall’altro giorno è libero. Può tornare a casa dalla compagna e dai familiari. Le due vittime rimangono nella comunità protetta cui erano state affidate dopo la denuncia choc.

Il pm Irina Grossi aveva chiesto 8 anni di carcere: si erano associati anche gli avvocati delle due ragazze, Antonella Lobino e Simona Gabbiani.

 

«Continuo a ritenere che le figlie abbiano detto la verità» ha commentato il pm dopo la lettura della sentenza. Convinzione fortemente espressa anche dai due legali di parte civile che valuteranno, dopo il deposito delle motivazioni, se presentare appello: «C’è stata un’istruttoria dibattimentale che ha complicato e confuso il quadro emerso inizialmente in fase di indagine. Il collegio è stato garantista ma noi riteniamo che le ragazze siano vittime di abusi».

 

Secondo l’accusa le due sorelle, all’epoca minorenni, avevano subìto rapporti sessuali quasi quotidiani, dietro minaccia di essere rimandate nella terra d’origine, dall’aprile 2009 sino all’estate 2012 quando, dopo essersi confidate con un’assistente sociale, erano state allontanate dall’appartamento nel quale erano andate ad abitare con il padre. Il difensore dell’imputato, l’avvocato Paolo Mastrosimone: «Ho sempre creduto nell’innocenza del mio assistito. E’ stata una prova difficile visto il grande disvalore sociale del reato».

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I fondamentalisti cristiani che seviziavano i bambini

Ventotto bambini sono stati liberati stamattina: vivevano in una setta di fondamentalisti cristiani, dedita alle punizioni corporali e, si teme, abusi sessuali.

I fondamentalisti cristiani che seviziavano i bambiniRedazione– –5 settembre 2013- Ventotto bambini sono stati liberati all’alba di oggi a Deiningen nei pressi di Augsburg in Baviera, dalla polizia. I piccoli erano “ostaggi” di una setta di fondamentalisti cristiani, le Dodici Tribù, che vivono segueno alla lettera il Vecchio e il Nuovo Testamento.
I bambini vivevano in una comunità agricola governata dai religiosi: sottoposti a punizioni corporali e costretti a non frequentare alcuno al di fuori della comunità, non potevano godere neanche di un’istruzione da parte delle scuole. Per questo, cento poliziotti, stamattina, sono intervenuti e, rintracciati i piccoli, li hanno dati in affidamento provvisorio ad altre famiglie.

La setta ha un’origine statuinitense, ma, ad oggi, è molto diffusa in tutti i paesi. Questa crede fermamente nelle punizioni corporali, ma, ufficialmente, non è stato ciò ad allertare la polizia, quanto, invece, l’assenza di un’educazione qualificata per i piccoli. Ufficiosamente, invece, è plausibile credere che la polizia abbia deciso il blitz per “evitare danni permanenti” ai piccoli -soprattutto considerato che l’anno scolastico non è ancora stato inaugurato, e dunque non vi era nessun’urgenza da questo punto di vista-. D’altronde, gli agenti e gli inquirenti hanno il sospetto che, all’interno della setta, i bambini fossero sottoposti ad abusi, anche sessuali, non infrequenti nei testi sacri. Già cinque membri delle Dodici tribù erano stati indagati e, successivamente, assolti per violenze sui minori.

Di contro, la setta ha diramato un comunicato, leggibile sul proprio sito internet, in cui si definisce “una comunità aperta e trasparente e contraria a ogni forma di abuso sui bambini”.

http://www.articolotre.com/2013/09/i-fondamentalisti-cristiani-che-seviziavano-i-bambini/202217

India, bimba di due anni stuprata e abbandonata ferita in strada: due arresti

NEW DELHI – È ricoverata in ospedale in gravi condizioni una bambina di due anni, sequestrata e violentata ieri a Ludhiana, città dello Stato settentrionale indiano del Punjab. Lo riferisce oggi Ndtv. Secondo l’emittente due persone, che sono state arrestate, si sono furtivamente introdotte di notte nella casa della piccola mentre dormiva con i genitori in una baraccopoli della città. Dopo aver usato violenza su di lei, i due sono fuggiti abbandonandola sanguinante sul ciglio di una strada.

http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/india_bimba_due_anni_stuprata_ferita/notizie/324700.shtml

“Occupy Paedophilia”. In Russia, si va a caccia di gay

Un video della BBC mostra i sopprusi che i gay russi sono costretti a sopportare. In Russia chi è omosessuale ha paura, la gente li tratta come se fossero criminali, li odia; “Quando c’era l’Unione Sovietica eravamo trattati meglio”.

"Occupy Paedophilia". In Russia, si va a caccia di gay-Redazione- 6 settembre 2013- E’ BBC News che attraverso la diffusione di un video, documenta le azioni di un gruppo di russi, autoproclamatisi vigilantes, che costringono un uomo, presumibilmente gay, a bere la propria urina, ma non sono gli unici attacchi che questo gruppo mette in atto nei confronti di persone omosessuali.

Nel video si vede poi una giovane donna russa, Ekaterina è il suo nome, che imbracciando un fucile d’assalto, racconta come lei, insieme ad altri, sono soliti a partecipare a safari a caccia di gay e pedofili.
Ekaterina dirige la sezione locale dell’organizzazione “Occupy Peadophilia”, il gruppo è noto in Russia, perché durante tutta l’estate sono riecheggiate le notizie dei loro attacchi con tattiche brutali e violente dirette a lesbiche, giovani gay, bisessuali e transgender.

La donna ai microfoni della BBC afferma come la priorità del suo gruppo, e di coloro che ne fanno parte, sia quella di “scoprire e punire i casi di pedofilia, ma – aggiunge – siamo anche contro la promozione e la diffusione dell’omosessualità e se, lungo la strada, incontriamo persone di orientamento sessuale non tradizionale, possiamo prendere due piccioni con una fava.

Per l’attivista gay Larry Poltavtsev, quelli dell’organizzazioneSono come al-Quaeda, una struttura molto vaga formata da cellule indipendenti, mai connessi né controllati gli uni dagli altri: è questa la chiave del loro successo. Ho notato che ogni gruppo ha registrato almeno 10-15 video”.
E i video di cui parla Poltavtsev hanno iniziato ad essere messi online, alcune settimane dopo che è stata approvata la legge di propaganda anti-gay; video in cui venivano documentati  le azioni dei gruppi, che adescavano gli adolescenti gay sui siti di appuntamenti online per poi sottoporli a brutali umiliazioni e torture. Si sono poi verificati anche altri casi in cui, persone non necessariamente affiliate a “Occupy Paedophilia”, hanno aggredito pubblicamente delle persone solo perché omosesssuali, e nessuno è mai intervenuto a fermarli.

Il giornalista della BBC, Steve Rosenberg, infine, si è recato a visitare un locale gay a Sochi, la città dove si terranno le prossime Olimpiadi Invernali, per capire com’è essere omosessuali in Russia. Il co-proprietario del locale, Andrei Tanichev dice senza mezze parole: “Durante l’Unione Sovietica, l’omossessualità era un reato, ma i gay venivano trattati meglio che al giorno d’oggi. Le persone comuni ci vedono come dei criminali, ci odiano”. Molti gay hanno così cambiato il proprio modo di vestire, si sono tolti gli orecchini, hanno cambiato taglio di capelli, per non dare nell’occhio, per evitare problemi.

La speranza è che le Olimpiadi invernali rendano la Russia un Paese un po’ più tollerante e che i gay si sentano più al sicuro a casa propria.

 

http://www.articolotre.com/2013/09/occupy-paedophilia-in-russia-si-va-a-caccia-di-gay/202276

Il sesso e l’inferno delle rifugiate siriane

 

Una donna siriana.

 

Arrivano a centinaia ogni giorno, con i bimbi piccoli appresso e i figli adolescenti prestati alla guerra.
Raggiungono la Giordania con mezzi di fortuna, a volte a piedi, a volte al seguito di parenti, su macchine cariche all’inverosimile di merci e di speranze.
LASCIARE L’INFERNO ALLE SPALLE. Le donne siriane vogliono lasciarsi l’inferno alle spalle: cercano pace e sicurezza dopo due anni di bombe e sangue. Ma, sempre più spesso, nei campi profughi allestiti per raccoglierle trovano sfruttamento e violenza sessuale.
EVITARE IL PECCATO DELL’ADULTERIO. La nuova prigione si chiama misyar (matrimonio temporaneo): uno strumento messo a disposizione dall’Islam agli uomini di fede per evitare il peccato di adulterio.
Il misyar (legale solo in Arabia Saudita ed Egitto) permette a un uomo e a una donna di avere rapporti sessuali, anche se non vivono nella stessa casa.
È un’usanza molto diffusa tra i ricchi maschi del Golfo, soliti stipulare matrimoni temporanei per sollazzarsi in vacanza per poi abbandonare le “mogli” al termine del soggiorno.
“MERCE DA SFRUTTARE” A BASSO COSTO. E i nuovi campi profughi son diventati immensi mercati di donne senza mezzi. Quindi comprabili e sfruttabili a basso costo.
«Le donne sole sono costrette a ricorrere a rischiose strategie di sopravvivenza, come il matrimonio temporaneo oppure a scambiare prestazioni sessuali in cambio di cibo o di un posto dove vivere», spiega a Lettera43.it Asmaa Donahue, responsabile dell’International rescue committee, una delle associazioni che aiutano le profughe.
Il campo di Zaatari, nel Nord-Ovest della Giordania, è diventato, secondo i rapporti di tutte le associazioni presenti sul territorio, il più trafficato centro per matrimoni rapidi tra donne siriane e uomini provenienti da altri Paesi, in particolare i ricchi affaristi del Golfo.

Madri e figlie costrette ad accettare

Rifugiate siriane in un campo profughi in Giordania.

 

Il business è facile e la scelta ampia. Le ragazze siriane, infatti, normalmente sono senza mezzi e non hanno l’opportunità di avere una mahr, la dote prevista dalla tradizione islamica: quindi non hanno alcuna possibilità di contrattare o rifiutare una proposta.
Non solo: molte madri non sanno cosa altro fare con le loro figlie. Conoscono i rischi di queste unioni, ma le accettano nella speranza che portino a un matrimonio duraturo e normale.
EPILOGO SPESSO TRAGICO. Ma l’epilogo, spesso, è tragico. Quando i mariti si stancano delle giovani, normalmente nel giro di poche settimane o mesi, le rimandano indietro alle loro famiglia. Nessuno può opporsi, perché il matrimonio non è legalmente registrato presso il governo giordano, essendo riconosciuto dall’Arabia saudita ma non dalla Giordania.
PROSTITUIRSI PER SOPRAVVIVERE. E le ragazze abbandonate dai loro mariti misyar cadono in disgrazia nella comunità e molto spesso sono costrette a prostituirsi per sopravvivere.
Il fenomeno dei matrimoni temporanei ha addirittura creato nuove opportunità di occupazione.
UN LAVORO DA BROKER MATRIMONIALE. Um Majid, un 28enne scappato da Homs, la città simbolo della resistenza a Bashar al Assad, a Zaatari lavora come broker di matrimoni. «Tutto è iniziato quando un’organizzazione locale mi avvicinò per chiedermi se conoscevo belle ragazze», racconta senza nascondere la vergogna.
«La maggior parte della mia attività si svolge attraverso il passaparola. Ma a volte devo cercare di persona le potenziali spose per i miei clienti», prosegue.
«Per me questo lavoro rappresenta la sopravvivenza», specifica come a giustificarsi, con malcelato imbarazzo.
L’ULTIMA SCELTA DISPERATA. A causa dello stigma che in Medio Oriente si associa alla prostituzione è estremamente difficile ottenere informazioni sulla sua diffusione nella comunità dei rifugiati. Gli operatori umanitari locali sembrano rifiutarsi di ammetterne l’esistenza. Ma chi ne parla, tra molte resistenze, precisa che si tratta di un comportamento disperato, scelto da chi non ha realmente altro mezzo per sopravvivere.
Come la giovane 16enne a capo coperto rispedita indietro dopo essere stata sposata sei mesi con matrimonio misyar: al suo rientro era un disonore persino per gli abitanti del campo, e vendere il suo corpo è stato il solo modo per potere mangiare.
LE ASSOCIAZIONI UMANITARIE. Le associazioni umanitarie, Unicef in prima fila, lavorano per arginare il fenomeno. Ma i soldi sono pochi e le emergenze tanto. Al momento ci sono circa 250 mila bambini siriani in Giordania e più di 2 mila rifugiati passano ogni giorno la frontiera. Le aspettative, secondo l’Unicef, è che i numeri raddoppino entro luglio e triplichino entro dicembre, se la guerra non cesserà.
«I Paesi donatori finora hanno elargito solo un quarto di quanto si erano impegnati a dare per affrontare la crisi, in più gli impegni erano stati presi sulla base di stime nettamente inferiori ala realtà attuale», conclude Asmaa Donahue.
UN BUDGET DA 12 MLN DI DOLLARI. I conti sono facili da fare: l’Unicef nel 2013 ha un budget di 12 milioni di dollari contro i 57 milioni stimati come indispensabili per garantire i servizi minimi ai profughi della guerra di Assad. Così, la responsabile locale, Hydee, conclude amarissima: «Se non riceviamo nuovi finanziamenti mesi prossimi mesi saremo costretti a ridimensionare drasticamente i servizi per i profughi. E temo che di nuovo a pagare il prezzo più alto saranno le donne».

lettera43