Claudio Buso: l’allenatore squalificato per aver salvato un suo giocatore

Claudio Buso è l’allenatore dei giovanissimi provinciali del Casotto Pescara, però oggi finisce sui giornali non per un’impresa calcistica ma per l’ottusità dimostrata dalla giustizia sportiva nei suoi confronti:

La gara in questione è del 12 gennaio, contro il Paganico. Ragazzi di 15 anni. «Dopo uno scontro fra due atleti – ricorda Buso -, uno è rimasto privo di sensi. Ho richiamato l’arbitro e sono corso a prestare soccorso. Da padre e da uomo penso prima alla salute dei ragazzi e poi ai regolamenti. Sono rimasto con lui in ospedale fino alle otto e trenta di sera». Nel referto si parla anche di una frase minacciosa all’arbitro, «ma nella concitazione del momento non posso sentirmi dire che devo allontanarmi perché espulso».

Si aspetta intanto l’esito del ricorso:

La società ha presentato ricorso, allegando la cartella clinica del ragazzo. «Due mesi fa – ricorda amaramente Buso – ero entrato a soccorrere l’arbitro. Lì non ho preso un giorno di squalifica».

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Troppi calciatori scommettono.Forse il 70%

Roberto Di Martino, Procuratore di Cremona – nel corso del convegno “Match Fixing: attacco alla credibilità dello sport” – ha anche parlato del coinvolgimento dei calciatori nelle scommesse: “Un collaboratore ci ha detto che il 70% dei calciatori scommette. Probabilmente si tratta di un dato gonfiato, ma che lascia comunque presumere che il fenomeno sia particolarmente diffuso. E’ chiaro che se un calciatore scommette su partite cui è estraneo, sia poi tentato di puntare anche in quelle in cui è direttamente partecipe. E’ un fenomeno che va arginato”.

E sui rapporti con la giustizia sportiva: “La collaborazione è ottima, ma vi sono dei problemi. Del resto giustizia sportiva e giustizia ordinaria perseguono finalità differenti. Inoltre, la giustizia sportiva ha tempi di azione più rapidi, anche per non rallentare le competizioni. Per questo, a volte ho consentito alla giustizia sportiva di effettuare ad esempio interrogatori prima di quella ordinaria. Tuttavia ci sono dei problemi che vanno risolti. Un calciatore, o un dirigente, può essere tentato di non denunciare un tentativo di combine all’autorità giudiziaria, per la paura di subire sanzioni a livello sportive che ne potrebbero compromettere la carriera”.

E quindi Di Martino ha chiesto maggiorti poteri per la Magistratura che effettua simili indagini, perché per tutte le fattispecie di reato sia possibile effettuare delle intercettazioni:”In questa indagine abbiamo potuto fare ricorso a questro strumento, solo di fronte a un reato ritenuto più grave (e sanzionato con la reclusione fino a dieci anni), ovvero il tentativo di uno dei soggetti coinvolti di sedare alcuni calciatori.

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Corte UE, attacco Goldbet alle scommesse made in Italy

Il sistema delle scommesse italiano – che produce ogni anno circa 4 miliardi di euro di incassi, con un utile erariale attorno ai 180 milioni di euro – è di nuovo sotto attacco da parte di allibratori esteri. Il 18 aprile, in Lussemburgo, si

 

svolgerà una nuova puntata del contenzioso che vede contrapposti il Governo italiano e bookmaker stranieri – in questo caso gli austriaci di Goldbet – che scommettono sulla possibilità di raccogliere puntate nel nostro paese senza la concessione dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Dopo tre sentenze della Corte europea – nel 2003, 2007 e 2012 – che hanno dato una forte scossa al mercato, creando un enorme danno ai concessionari autorizzati, stavolta l’offensiva riguarda l’articolo 88 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza (Tulps), per la parte in cui riserva il rilascio dell’autorizzazione di polizia soltanto alle sale scommesse in possesso di una concessione rilasciata da Aams. Sarà la prima volta in cui l’articolo del Tulps – su istanza del Tar Toscana – finisce davanti ai giudici della Corte di Giustizia, che ascolteranno le ragioni della parte privata, della Commissione Ue e degli stati membri, prima delle conclusioni dell’Avvocato generale della Corte e della sentenza, attesa nella primavera 2014. Il Governo italiano, per risolvere la questione, suggerisce alla Corte di Giustizia di concludere – è riportato nei documenti d’udienza, che Agipronews ha potuto leggere – che “la licenza di pubblica sicurezza va rilasciata esclusivamente ai concessionari autorizzati dai ministeri competenti” e ribadisce la compatibilità tra gli articoli 49 e 56 del Trattato europeo (rispettivamente libertà di  stabilimento e di prestazione di servizi) e le clausole delle convenzioni che prevedono la decadenza per i titolari di concessione che trasferiscano giocate verso l’estero. La Commissione Europea indica alla Corte come il rilascio dell’autorizzazione di polizia previsto dal sistema italiano non sia “contrario ai principi dell’Unione a patto che tale restrizione sia proporzionata agli obbiettivi legittimamente perseguiti e non discriminatoria”. Secondo Bruxelles, peraltro, le norme contenute nello schema di convenzione tra l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e l’aggiudicatario della concessione “devono essere formulate in modo chiaro, preciso ed univoco”, in particolare nella parte in cui esse prevedono una clausola di decadenza delle concessioni nel caso in cui sia verificato anche lo svolgimento di un’attività transfrontaliera, cioè di trasferimento di giocate dall’Italia verso l’estero, da parte del concessionario. Infine, la Commissione Ue conferma la necessità di un doppio controllo (sia nel paese in cui risiede il bookmaker che in Italia) sui gestori di scommesse: “Gli Stati Membri – è scritto nella memoria depositata – non sono tenuti ad accertare sistematicamente che l’interesse generale protetto sia lo stesso di quello dello Stato Membro di stabilimento del prestatore di servizi”, tenendo anche conto “dell’ampio margine discrezionale di cui gli Stati Ue dispongono” in materia. Una sorta di pietra tombale su ogni ipotesi di deregulation comunitaria nel gambling.