Un pene gigante su marte

Le sonde Spirit e Opportunity sono state lanciate 9 anni fa e hanno lasciato molte tracce del loro trascorre quotidiano su marte.Il sito della Nasa è andato in tilt dopo che si è sparsa la voce del cazzeggio gigante di marte.Ci sono state migliaia di battute da perte degli utenti, e credo che il fallatio intergalattico darà il benvenuto a quelli che un giorno visiteranno marte.

Salute: arriva dal Canada La cura per Anoressia e Depressione: elettrodi nel cervello

I test eseguiti su un campione di 6 soggetti hanno dimostrato il funzionamento del pacemaker su persone soggette e depressione cronica, Parkinson, anoressia e bulimia, ripristinando il collegamento e l’equilibrio tra il cervello e il sistema nervoso. Cinque di loro hanno anche migliorato il proprio umore e la massa corporea. Una scoperta interessante arriva dal Canada e precisamente da un gruppo di ricercatori dell’University Health Network guidati da Andres Lozano. Il team di scienziati  ha pensato di riprodurre il funzionamento del pace-maker cardiaco sul cervello. Grazie alla risonanza magnetica i ricercatori sono stati in grado di individuare con precisione le fibre nervose a cui collegare gli elettrodi di un generatore di impulsi (pace-maker).

Anoressia curata con il pacemaker

Anoressia curata con il pacemaker? Fonte immagine: 96five.com

La stimolazione elettrica fornita dall’apparecchiatura progettata per essere installata nella materia grigia, dovrebbe infatti essere utile per la cura di Anoressia e Depressione, malattie che nella maggior parte dei casi derivano da una disfunzione del cervello. L’alimentazione, a batterie, fornirà la carica necessaria al funzionamento del dispositivo, il quale prevede naturalmente anche la presenza di alcuni cavi in uscita, utili per il trasporto del segnale dall’apparecchio verso le cellule cerebrali. Ricordiamo che  l’anoressia è la mancanza o riduzione dell’appetito. Si tratta di un sintomo che accompagna numerose e distinte malattie, ed è dovuto a diverse cause. Nel caso dell’anoressia nervosa molti studi in proposito sono stati effettuati elencando le varie possibili manifestazioni, tra le quali si nominano ansia e depressione.

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Tumori: arrivano i farmaci che ‘taggano’ le malattie

Torino, 9 mar – Quello di poter mettere una ‘lettera scarlatta’ sulle cellule malate, che indichi esattamente dove si deve intervenire, e’ probabilmente il sogno di ogni medico, e grazie ai nuovi radiofarmaci in arrivo presto sara’ possibile per alcune delle malattie piu’ diffuse, come l’Alzheimer o il Parkinson, oltre che per molti tumori.

Delle novita’ in questo campo si e’ parlato al congresso dell’Associazione Italiana di Medicina Nucleare e Imaging Molecolare (AIMN) che si e’ appena svolto a Torino, dove e’ stato fatto anche il punto sulle possibilita’ di curare alcuni tumori utilizzando specifici radiofarmaci capaci di agire rilasciando una elevata dose di radiazioni.

I radiofarmaci sono molecole che contengono un isotopo radioattivo. I radiofarmaci utilizzati per gli esami PET si legano a specifici ‘bersagli’ nel corpo, e l’isotopo fa da ‘tracciante’ identificando e marcando l’attivita’ biologica dei ‘bersagli’. Al ‘capostipite’ fluorodesossiglucosio (FDG), usato per le diagnosi dei tumori, stanno seguendo altre molecole specifiche, che interesseranno anche ambiti non-oncologici: ”La PET con FDG ha determinato una svolta diagnostica in oncologia – spiega Sergio Baldari, presidente del congresso – e da altre molecole ci si aspettano grandi cose. In fase di sperimentazione avanzata o prossimi all’approvazione ci sono la F-colina per il carcinoma della prostata, la C-metionina per i tumori cerebrali, il fluoromidazolo per studiare un particolare fenomeno che si associa ai tumori resistenti alle comuni terapie, l’ipossia.

Tutti questi radiofarmaci consentiranno di capire esattamente dov’e’ il tumore e come si sta comportando, permettendo terapie veramente personalizzate”.

”Lo stesso principio si puo’ usare per altre patologie – spiega Baldari – ad esempio la 18F-DOPA, un precursore della dopamina con un isotopo radioattivo del fluoro, puo’ individuare i primi segni della malattia di Parkinson, mentre il florbetapir permette l’identificazione delle placche amiloidee, espressione tipica della malattia di Alzheimer anche in fase iniziale.Infine, il flurpiridaz puo’ essere usato per lo studio della cardiopatia ischemica associta alla coronaropatia aterosclerotica e principale causa dell’infarto miocardico. Per tutte queste patologie si registra un progressivo aumento d’ incidenza nelle popolazioni occidentali, ed in tutte una diagnosi precoce, come quella che possono dare questi radiofarmaci, e’ fondamentale”.

Accanto alle applicazioni diagnostiche sempre piu’ numerose si stanno pero’ affermando anche i radiofarmaci terapeutici, veri e propri ”’proiettili intelligenti” che abbinano alla possibilita’ di scovare le singole cellule tumorali anche quella di distruggerle con la dose di radiazioni giusta per non ”intaccare” i tessuti sani circostanti. Anche in questo caso c’e’ un ‘capostipite’, il radioiodio usato per il cancro della tiroide, ma l”arsenale’ si sta gia’ ampliando: ”Alcuni tumori cerebrali ed alcuni tipi di linfomi possono essere curati attraverso l’uso di anticorpi specifici radiomarcati – spiega Baldari, che e’ Direttore dell’Unita’ operativa complessa di Medicina Nucleare del Policlinico di Messina – ed ancora nelle metastasi ossee da carcinoma prostatico, in cui da tempo e’ disponibile il 153 Sm -fosfonato, a breve potra’ essere utilizzato un radiofarmaco emittente particelle alfa che nei trials clinici in cui e’ stato impiegato ha mostrato elevata efficacia curativa”.Fonte

Alex vive grazie ai farmaci E non può esporsi alla luce.La sindrome si chiama XLPDR, X-Linked Pigmentary Reticulate Disorder.

VALBRONAUn bambino che non può correre, non può uscire a giocare, non deve rimanere alla luce. Un piccolo d’uomo che ha bisogno di cure continue che una mamma amorevole gli dà ogni giorno, a causa di una malattia rarissima di cui si contano solo nove casi al Mondo e uno solo in Italia.

La famiglia Granini da cinque anni accudisce il piccolo Alex affetto da XLPDR, X-Linked Pigmentary Reticulate Disorder, un acronimo che non può contenere tutte le difficoltà che compongono la vita di un bambino di cinque anni. Alex ha bisogno di una incredibile quantità di farmaci generici, quasi mille euro al mese, ma essendo appunto generici la famiglia, in cui lavora solo il padre, deve affrontare la spesa di tasca propria.

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L’uso dell’aspirina può provocare una malattia agli occhi

 

Usi l'aspirina? Rischi una malattia agli occhi

L’aspirina e’ largamente usata per prevenire attacchi cardiaci e ictus e per trattare l’artrite, ma una nuova ricerca australiana invita alla cautela, dopo aver individuato un legame con malattie oculari dell’eta’ avanzata.

L’ASPIRINA E I DANNI ALLA RETINA – Lo studio del Westmead Millennium Institute for Medical Research di Sydney indica che l’uso regolare di aspirina è legato ad un aumento più che doppio nel rischio di contrarre degenerazione maculare legata all’età (Dmle), una patologia multifattoriale che colpisce la zona centrale della retina, detta macula, ed e’ una causa primaria di cecità per gli anziani. Il Centre for Vision Research dell’Istituto ha studiato quasi 2400 persone sopra i 50 anni per un periodo di 15 anni e ha scoperto che 63 avevano contratto Dmle neovascolare, o senile. Il direttore del centro Paul Mitchell scrive sulla rivista JAMA Internal Medicine che il 9,3% degli utilizzatori regolari di aspirina nello studio avevano contratto il disturbo dopo 15 anni, a paragone del 3,7% di chi non assumeva aspirina regolarmente.

ASPIRINA RISCHIO DOPPIO – Il che corrisponde a un rischio di due volte e mezzo maggiore per gli utilizzatori regolari, indipendentemente dai precedenti di malattie cardiovascolari o dallo status di fumatori. Mitchell sottolinea pero’ che sarebbe prematuro concludere che l’aspirina causi la degenerazione maculare. ‘Se un paziente ha bisogno di aspirina per motivi clinici, malattie cardiache o cardiovascolari o altri disturbi gravi, naturalmente non deve fermare l’assunzione di aspirina, Se pero’ delle persone prendono aspirina per ragioni non cosi’ genuine e reali, dovrebbero valutarne l’opportunita”, spiega Mitchell. (ANSA)
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IL porno fa perdere la memoria

LONDRA – Il porno fa perdere la memoria. Lo afferma uno studio scientifico finalizzato a mettere in parallelo il desiderio sessuale e il comportamento mnemonico. Sembra che il cervello reagisca in maniera diversa allo stimolo sessuale rispetto ad altri stimoli.

Gli scienziati hanno mostrato ai partecipanti, 28 uomini eterosessuali, due serie di diverse immagini: alcune a contenuto sessuale, altre a contenuto neutrale. La notizia riportata sulle pagine del Daily Mail, racconta come dopo ogni diapositiva veniva chiesto agli esaminati se ricordassero quale diapositiva “avevano visto quattro foto prima di quella appena visualizzata“, e se quella fosse la stessa dell’ultima visualizzata. Pare che la risposta sia stata corretta nel 67% delle immagini sessuali e l’80% delle immagini neutrali.

Per i ricercatori dell’università di Duisburg, “il desiderio sessuale e il suo impatto sul processo cognitivo spiegano alcune parti di questi effetti negativi: il desiderio sessuale interferisce con la memoria, una caratteristica molto importante per il funzionamento esecutivo del cervello. Ricerche precedenti hanno già collegato il trattamento delle immagini pornografiche da parte di aree del cervello responsabili delle emozioni e dell’attenzione“.

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