I fondamentalisti cristiani che seviziavano i bambini

Ventotto bambini sono stati liberati stamattina: vivevano in una setta di fondamentalisti cristiani, dedita alle punizioni corporali e, si teme, abusi sessuali.

I fondamentalisti cristiani che seviziavano i bambiniRedazione– –5 settembre 2013- Ventotto bambini sono stati liberati all’alba di oggi a Deiningen nei pressi di Augsburg in Baviera, dalla polizia. I piccoli erano “ostaggi” di una setta di fondamentalisti cristiani, le Dodici Tribù, che vivono segueno alla lettera il Vecchio e il Nuovo Testamento.
I bambini vivevano in una comunità agricola governata dai religiosi: sottoposti a punizioni corporali e costretti a non frequentare alcuno al di fuori della comunità, non potevano godere neanche di un’istruzione da parte delle scuole. Per questo, cento poliziotti, stamattina, sono intervenuti e, rintracciati i piccoli, li hanno dati in affidamento provvisorio ad altre famiglie.

La setta ha un’origine statuinitense, ma, ad oggi, è molto diffusa in tutti i paesi. Questa crede fermamente nelle punizioni corporali, ma, ufficialmente, non è stato ciò ad allertare la polizia, quanto, invece, l’assenza di un’educazione qualificata per i piccoli. Ufficiosamente, invece, è plausibile credere che la polizia abbia deciso il blitz per “evitare danni permanenti” ai piccoli -soprattutto considerato che l’anno scolastico non è ancora stato inaugurato, e dunque non vi era nessun’urgenza da questo punto di vista-. D’altronde, gli agenti e gli inquirenti hanno il sospetto che, all’interno della setta, i bambini fossero sottoposti ad abusi, anche sessuali, non infrequenti nei testi sacri. Già cinque membri delle Dodici tribù erano stati indagati e, successivamente, assolti per violenze sui minori.

Di contro, la setta ha diramato un comunicato, leggibile sul proprio sito internet, in cui si definisce “una comunità aperta e trasparente e contraria a ogni forma di abuso sui bambini”.

http://www.articolotre.com/2013/09/i-fondamentalisti-cristiani-che-seviziavano-i-bambini/202217

Parroco brucia la foto di Benedetto XVI durante la messa.Questo Papa è come Schettino

IMPERIA – “Un pastore non lascia mai il suo gregge. Chi lo fa è un Francesco Schettino”. Poi ha bruciato la foto di Papa Benedetto XVI durante la messa del 3 marzo. Reagisce così alle dimissioni del Papa Don Andrea Maggi, parroco ultraortodosso della chiesa di Castel Vittorio, un piccolo borgo di 350 abitanti nell‘entroterra di Ventimiglia.

Il Papa non si è dimesso, ha abbandonato, secondo don Maggi. E davanti ai fedeli esterrefatti, tra cui molti bambini, ha dato fuoco all’effige dell’ex Papa ormai solo emerito. Un episodio che ha scosso anche la Curia, con la diocesi di Sanremo che lo ha condannato come “esecrabile”.

Prima ha posto la foto di Ratzinger ad un candelabro, poi l’ha accostato alla fiamma di una candela. A riferire la scena dell’icona bruciata è il sindaco del piccolo borgo, Gianstefano Orengo: “E’ stato un gesto scioccante, commesso davanti anche a una decina di bambini. Capisco che don Andrea stia attraversando un periodo piuttosto delicato dal punto di vista psicologico. Ma è comunque un gesto molto grave”.

Il sindaco Orengo spiega che quello di don Andrea è stato il segno di un suo personale malessere: ”Credo sia stato l’apice di alcuni discorsi che continuava a ripetere negli ultimi tempi. Sosteneva che bisogna togliere dalla chiesa tutte le immagini dei Santi, delle Madonne e di Padre Pio. Perché l’ortodossia che lo richiede”.  Un gesto che comunque non è stato giustificato dal sindaco, né tanto meno dalla Curia, che l’ha definita “un’azione esecrabile che ha recato un grave danno e turbamento della comunione ecclesiale”

Ma a stupire sono le parole di don Andrea Maggi, che ai fedeli insorti e fuggiti e al Papa “traditore” dà dello “Schettino”: “Questo è un papa? Non può essere un pastore, un papa, perché ha abbandonato le sue pecorelle. Il Papa e pure voialtri siete tutti degli Schettino”.

Offesa, quella di Schettino, ripetuta anche più tardi in risposta al vescovo di Ventimiglia che esecrava il suo gesto: “Ha 75 anni, pensi ai fatti suoi”.

Si impiccò per gli abusi sessuali e violenze:suora arrestata.

Varese, suora agli arresti per abusi
sessuali e violenze su ragazzina

La giovane si impiccò a 26 anni: trovati diari, lettere e foto che documentano ciò che aveva subito dai 12 anni in poi

VARESE – Abusi sessuali, violenze private e atti persecutori: cn queste accuse una suora di 52 anni, originaria di Busto Arsizio ma residente nel Milanese dove dirige un centro di formazione professionale, è stata messa agli arresti in una casa di cura e di custodia. Il provvedimento è stato adottato dal gip di Busto Arsizio (Varese), in via provvisoria. Le accuse si riferiscono alla tragica fine di una ragazza che la suora avrebbe vessato per anni, fino a portarla, nel giugno 2011, al suicidio.

IN ORATORIO – L’incontro tra la donna e la giovane vittima, all’epoca una ragazzina di soli 12 anni con qualche difficoltà relazionale, avvenne negli anni 1997-1998 nell’oratorio di una parrocchia di Busto Arsizio, dove la suora prestava servizio. L’incontro «assunse presto connotazioni sessuali sino a trasmodare nel tempo in veri e propri atti persecutori e crescenti violenze fino a quando, nel giugno 2011, la ragazza, in preda ad una profonda crisi morale e psicologica, si tolse la vita all’età di ventisei anni», si legge nella nota della Questura. La ragazza si impiccò.

DIARI E FOTO – Proprio con la morte della giovane le indagini, svolte dal Commissariato di Busto Arsizio e dirette dal pm Roberta Colangelo, hanno subito un’accelerazione, «grazie soprattutto al materiale – scritti, diari, corrispondenza, supporti informatici e documentazione video e fotografica – ritrovato tra gli effetti personali della vittima», spiegano gli investigatori. La suora, che secondo le risultanze della consulenza tecnica risulta affetta da disturbo borderline di personalità incidente parzialmente sulla capacità di volere, è stata giudicata socialmente pericolosa e accompagnata dai poliziotti di Busto Arsizio e della Squadra Mobile di Varese in una casa di cura e custodia.

Redazione Milano online

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Scuola e ora di religione.Ministro profumo giusto studiare tutte le religioni

Profumo e la religione a scuola

Ministro Profumo nelle scuoledi Filippo Gentiloni in “il manifesto” del 6 novembre 2012 –

Ha fatto scalpore la presa di posizione del ministro Profumo, titolare del ministero dell’ Istruzione, a proposito della lezione di religione cattolica nella scuola pubblica.

Per la prima volta un esponente della politica scolastica critica l’insegnamento confessionale nella scuola italiana sulla base della constatazione che la società si è modificata profondamente con l’arrivo di molti stranieri portatori di culture e fedi diverse da quella cattolica.
Profumo si è pronunciato a favore di un eventuale insegnamento di storia delle religioni. Una novità che certamente non sarebbe gradita dalla gerarchia cattolica che non ha mai voluto mettere in discussione l’insegnamento confessionale della religione nella scuola, anche dichiarando che non si tratta di una «catechesi» e che gli studenti possono rifiutarlo.
Non è però chiaro che cosa questi dovrebbero fare se rifiutassero l’ora di religione cattolica.
Si tratta di una questione di rilevanza fondamentale nel rapporto stato-chiesa e di una questione da cui dipende inevitabilmente la laicità dello stato e della società italiana. Tutte le proposte finora avanzate per risolverla, sono state sempre contestate e respinte, anche quelle firmate dai protestanti italiani. In questo contesto la chiesa cattolica non intende minimamente rinunciare ad un monopolio  che le sembra assolutamente necessario al mantenimento della sua posizione.
Anche se è indubbio che nel paese cresce rapidamente la incultura religiosa, che non ha molto a che vedere con la laicità.

D’altronde non si può continuare a dimenticare la questione della religione cattolica nella scuola, come se non si trattasse di una questione essenziale per la laicità. Non si tratterà certamente di un processo rapido e indolore, ma la convergenza di quello che avviene in altri paesi anche a maggioranza cattolica, lo rende inevitabile.
Intanto nel mondo protestante italiano è nata un’associazione detta «31 ottobre», per una scuola laica e pluralista.

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IL DESERTO DEL CATTOLICESIMO IN ITALIA

Si può dire che il saggio di Marco Marzano “Quel che resta dei cattolici” (Feltrinelli 2012) apra il vaso di Pandora sulla situazione reale del cattolicesimo in Italia e lo fa nel modo meno confutabile, ovvero riportando dati raccolti sul campo e interviste ai diretti interessati. Il libro illustra una condizione che dovrebbe rappresentare per le gerarchie vaticane, casomai ne prendessero atto, un brusco risveglio dai già poco confortanti dati dei censimenti Istat. I fatti parlano di un paese ben lontano dall’essere una roccaforte che resiste alla secolarizzazione europea come qualcuno continua a proporre, ma che sta seguendo l’inevitabile flusso di secolarizzazione del continente. Solo che, semplicemente, parte da un livello di partecipazione più alto ai rituali del cattolicesimo rispetto ai paesi “fratelli”.
Il lavoro di Marzano, sociologo dell’università di Bergamo, si compone di tre parti. La prima è un’analisi dettagliata di quanto sia effettivamente partecipato il cattolicesimo in Italia prendendo in esame tre punti fondamentali: la presenza alla messa domenicale, i rituali dei matrimoni e quelli dei funerali. La seconda è una disamina di quelle figure sacerdotali che riescono in qualche modo a tener duro alla inequivocabile crisi del cattolicesimo nel nostro paese. La terza è un’indagine sul movimento neocatecumenale che sta prendendo sempre più piede all’interno della Chiesa cattolica.

La prima parte è impietosa nel mostrare come, dati alla mano, la partecipazione alle messe domenicali si attesta su valori che non superano mai il 10% degli abitanti delle diocesi esaminate con età media dei partecipanti molto alta. A questo dato, che ridimensiona e ridefinisce molto il concetto di “cattolico praticante” nel nostro paese, si aggiungono i numeri su chi partecipa ai corsi prematrimoniali obbligatori (ma anche no) per sposarsi in chiesa. Anche qui i dati raccolti sul campo parlano di due tipi di partecipanti: quelli della serie “sbrighiamoci a toglierci questo dente”, che partecipano distratti e assenti alle “sedute” e anzi vanno a cercare le parrocchie che propongono il minor numero di incontri, e quelli fortemente critici verso ciò che viene raccontato dal parroco e dai catechisti in particolar modo per quanto riguarda i temi della convivenza prematrimoniale e dei figli avuti al di fuori del matrimonio. I cattolici praticanti convinti della correttezza del catechismo della Chiesa cattolica sono un’esigua e trascurabile minoranza.
Per i funerali poi, nonostante la Chiesa mantenga il privilegio di una posizione ultradominante nel settore, ci sono da registrare le continue lamentale dei parroci verso l’atteggiamento dei loro fedeli che hanno pretese da “reality show” per la cerimonia di addio completamente aliene dalla cultura cattolica («Perché non se le vanno a fare al bar queste cerimonie?» commenta desolato un prete). Segno evidente che anche in questo campo le cose si fanno per una consuetudine che niente ha a che vedere con la fede; probabilmente, dice Marzano, se si consolideranno le figure di celebranti “alternativi” vedremo presto un crollo verticale della partecipazione a questi riti.

La seconda parte del saggio illustra le due figure dei preti che resistono («in un fortino assediato» come metaforizza l’autore) a questo sfacelo e sono ancora in grado di mantenere comunità vive e coinvolgere i ragazzi: sono il «prete progressista» e il «prete carismatico». Mentre il primo riesce a coinvolgere la comunità delegando ai laici le funzioni organizzative, il secondo accentra sul suo carisma la comunità, che si regge solamente sulla sua figura.

La terza e ultima parte del libro parla dei neocatecumeni di Kiko Argüello che hanno un peso sempre maggiore nella Chiesa. Senza entrare nei dettagli dei racconti dei fuoriusciti e dei riti propri del movimento, possiamo dire che questo rientra perfettamente nella definizione sociologica di “setta religiosa” come del resto altre indagini hanno dimostrato per l’Opus Dei e i Legionari di Cristo e chi più ne ha più ne metta.

Quello che lascia l’autore al lettore in conclusione del libro è al tempo stesso una constatazione e una domanda. La Chiesa cattolica in grave e forse irreversibile crisi di vocazioni e di partecipazione cerca di riprendere fiato dando sempre più spazio a movimenti in crescita che però sono a tutti gli effetti sette religiose (l’unica differenza con quelle non cattoliche è che le prime prestano un giuramento di ubbidienza al papa e alle gerarchie). Ma la Chiesa che ha la pretesa di essere “universale” è per definizione antitetica a una setta religiosa, e quindi cosa succederà a causa di questa sua progressiva tendenza?
Per l’autore i benefici (per la Chiesa cattolica) sono superiori ai rischi. Possiamo condividere il suo parere se limitato a una visione a breve termine; nel lungo, a nostro avviso, si aprono scenari davvero imprevedibili.

Alessandro Chiometti

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Le prove che Gesù era realmente sposato con la Maddalena

 

Esclusivo: Il papiro della moglie di Gesù non è falso. A un passo dalla verità.


In risposta all’Osservatore Romano e a Voyager, la rivista Fenix pubblica un dossier su Maria Maddalena come possibile moglie di Gesù e una serie di prove sull’autenticità della pergamena

 

Il ritrovamento del papiro in cui Gesù parla di una moglie, ha scatenato lo scorso settembre una bomba mediatica senza precedenti. Non ci è voluto molto perché venisse prontamente smentito e ridiscusso, per inserirlo in quel limbo di incertezza in cui si trova tutto ciò che può disturbare i solidi dogmi della Chiesa. Eppure la figura di Maria Maddalena, l’ipotetica moglie di Gesù, ha sempre condotto con sé un alone di interrogativi; perché viene data tanta importanza ad una donna comune alle altre discepole?

La rivista Fenix di novembre 2012 rivela in esclusiva le verità nascoste di Maria Maddalena come presunta moglie di Gesù.

“L’esistenza di tale documento, se confermato nella sua autenticità, dimostrerebbe che una setta cristiana nel II secolo credeva in questa unione. Una scoperta la cui smentita del Vaticano tramite i mass media sembra essere solo stata orchestrata ad arte per le difficoltà che questo frammento, se autentico, genererebbe” con queste parole la giornalista Elisa Bosco avvia il dossier interamente dedicato alla donna che sta emergendo come nuova Dea della cristianità. Nell’articolo della Bosco vengono coinvolti insigni professori quali il prof. Shisha-Halevy, Robert Bagnall direttore dell’Istituto per il Mondo Antico di NY e James Tabor della North Carolina University, di cui è riportata una sua lunga dichiarazione, a favore dell’autenticità del documento.

 

“Dato il particolare contenuto, abbiamo preso in seria considerazione l’analisi per stabilire se si trattasse di frammento autentico o di un falso.” dichiara in maniera obiettiva Karen King, la scopritrice del papiro “Sinceramente ritengo che sarebbe stato molto difficile riprodurre volontariamente il tipo di danneggiamento tipico da insetti, o il grado di umidità che il materiale present o il danneggiamento dell’inchiostro. Inoltre, vi sono anche altri fattori che porterebbero a propendere per la sua autenticità.”

 

Dichiarazioni queste prontamente smentite da testate come l’Osservatore Romano che, senza accettare ulteriori prove scientifiche, hanno dichiarato il documento come “falso, in ogni caso”, ovvero falso qualsiasi sia il risultato. Ed invece le prime analisi propendono per il contrario, il papiro presenta proprietà a favore della sua autenticità, elencate nell’articolo della Bosco.

 

Il dossier su Maria Maddalena prosegue con l’articolo di Isabella Dalla Vecchia di luoghimisteriosi.it in cui vengono elencati i luoghi italiani della presenza segreta di Maria Maddalena. Non solo quadri, ma angoli di passaggio e tutto ciò che riguarda colei che da sempre viene identificata con una donna particolarmente vicina a Gesù. Una figura irraggiungibile perché nessuno sa dove si trovi, eppure ella è accanto a noi, in ogni angolo del nostro bellissimo Paese. “Sopra il portale del Duomo dell’isola de La Maddalena campeggia un’epigrafe le cui prime parole sono Divae Magdalene, che significano “Dea Maddalena”,  – scrive la ricercatrice Isabella Dalla Vecchia – davvero singolare l’attribuzione della Santa all’appellativo di Dea. Questo a riprova della figura di Maria come incarnazione umana della Sophia, compagna e sposa universale di Cristo, la vera Dea del Cristianesimo e, guarda caso, si trova proprio nel luogo dove soggiornò e dove si trova il suo tesoro”.

 

Oltre alla figura della donna accanto a Gesù nelle ultime cene identificata con Maria Maddalena, vengono elencate le opere in cui si narra della vita apocrifa della Santa, dall’altare a lei dedicato nel Duomo di Bari, la chiesa per eccellenza legata alla presenza del Graal, fino alla testimonianza del suo passaggio in terra sarda.

 

Adriano Forgione, direttore del giornale, invece parla in esclusiva della simbologia nascosta della Santa, presentando un’immagine semplice ma estremamente ricca di significato incisa nei luoghi più legati a Maria e ai Templari. “Il segno della Maddalena è l’indizio di quanto la sua figura sia associabile alla Grande Dea Madre primordiale e sia frutto di una tradizione antica quanto la civiltà in relazione al “parto” o alla “nascita” di un erede divino.” dichiara Adriano Forgione nel suo approfondimento a chiusura dell’intero dossier.

“Da questa porta pare farsi strada la figura di quella Dea Madre universale che giustificherebbe la definizione di “Dea Maddalena”.

E’ proprio la nuova Dea del Cristianesimo a divenire protagonista in un momento particolare che affronteremo a breve, quello del 21 dicembre 2012, quello definito come il “momento di passaggio in un’era illuminata”.

Saremo proprio noi, con tali forti interrogativi, a contribuire a questo grande cambiamento?

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