Redditometro e anagrafe tributaria, una dittatura che ci sterminerà.Ma non a tutti!

Già i consumi sono quelli del dopoguerra, con gente che risparmia sul cibo pur di pagare le bollette e tasse per non vedersi sulla testa la mannaia dell’agenzia delle entrate,e desso arriva la nuova anagrafe tributaria che pretende di entrare nelle nostre tasche e nella nostra vita per renderci schiavi di un potere che arriva dall’europa e dalla nostra politica.

Uno dei punti presentati dalla coalizione del PD in campagna elettorale prevederebbe infatti le cosiddette misure per la tracciabilità e la fedeltà fiscale, riducendo il contante e forse in un futuro eliminarlo completamante.In questo modo ogni operaio, impiegato, pensionato dovrebbe avere un conto corrente e pagare le commissioni.Tutto ciò implicherebbe la perdita di libertà e di privacy del cittadino, e di conseguenza ci sarebbe uno stato dittatore che controlla quasi tutti i cittadini, perchè le lobby conoscono i trucchetti per portare ingenti somme nei paradisi fiscali.

Noi poveri ed indifesi cittadini ci troveremo nelle mani del fisco e delle banche, rivoltati come calzini, e stritolati come carne da macello, perchè la politica non guarda al popolo ma al suo interesse.E’, e sarà un clima staliniano dove miseria e povertà saranno la fonte di atti estremi come quelli che già molti italiano hanno fatto a causa della mancanza di lavoro e di danaro.

Questo non è progresso, perchè altrimenti avremmo dovuto avere  uno stato amico,tasse adeguate, servizi sicuri, meno criminalità,ecc…..Aspetteremo tutti supini il nuovo redditometro, con la certezza che tutta la politica italiana poteva e doveva fare di più per renderci un futuro migliore.Oggi assistiamo ad un governo fantasma fatto di fantasmi e burattini che litigano per una poltrona.Assistiamo al declino di Bersani, alla voglia di potere di Berlusconi, alla non sostanza dei grillini che dicono sempre no!….Assistiamo al caso dei marò che è vergognoso.Assistiamo alla lente e agonizzante morte del  popolo italiano….escludendo politicanti e lobby.

Redazione

I furbetti del fisco.Intestare auto a stranieri per eludere tasse e multe

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Come vi raccontavamo nei giorni scorsi, in Italia sale il numero di auto intestate a stranieri. Nel nostro Paese, superano ormai i 3 milioni i veicoli intestati a immigrati, con un incremento del 34% negli ultimi 15 mesi. Ed emerge che sono aumentati gli incidenti stradali che coinvolgono uno straniero, fino a sfiorare i 90 sinistri al giorno con 141 feriti e più di 1,4 morti, per un costo sociale superiore a 4,2 miliardi di euro annui, pari al 14% del totale (oltre 30 miliardi di euro).

UN’IPOTESI PLAUSIBILE – Maurizio Caprino, sul blog Strade sicure, avanza un’ipotesi plausibile, partendo dal fatto che c’è stata un’impennata di auto intestate agli stranieri apparentemente senza un motivo: in Italia l’immigrazione c’è ormai da decenni e quindi com’è possibile che che molti stranieri abbiano fatto tanta fortuna da potersi permettere di comprare un veicolo proprio ora che la crisi si è fatta nera? Una possibile spiegazione (premesso che la tendenza all’aumento degli immigrati intestatari è fisiologica) è che aumentano le intestazioni di comodo, ideali per evitare multe, superbollo e redditometro, perché poi il proprietario del veicolo non lo si trova mai. Senza contare i casi in cui i veicoli servono per commettere reati.

CI SI DEVE FIDARE – Quella dell’intestazione agli stranieri per sfuggire al fisco è un’ipotesi da prendere in considerazione, anche se va valutato il fatto che il proprietario del veicolo dovrà poi fidarsi della persona a cui intesta la macchina, il quale in teoria potrebbe benissimo rivendicare il mezzo in qualsiasi momento: basta esibire un pezzo di carta dove è indicato il nome del proprietario, e lo straniero di turno non avrebbe alcun problema a ottenere quella che per legge è a tutti gli effetti la sua macchina, un bene mobile di sua proprietà.Fonte

Redditometro:primo stop dei giudici

RomaC’è un giudice, a Napoli, che senza tanti complimenti «annulla» il redditometro. Ordina all’Agenzia delle entrate di non invadere la privacy di un cittadino con questo strumento e, se l’ha già fatto, di distruggere tutti i dati.
Succede a Pozzuoli, sezione distaccata del tribunale partenopeo, dove ieri il giudice Antonio Lepre ha firmato l’ordinanza che accoglie in toto il ricorso cautelare di un pensionato, deciso ad impedire che il fisco metta il naso in casa sua e nella sua vita attraverso le sue spese.
Un precedente clamoroso, che apre la strada ad un contenzioso potenzialmente enorme: ogni italiano potrebbe, infatti, andare in tribunale per farsi tutelare preventivamente e chi è già stato colpito potrebbe fare ricorso al giudice tributario contro l’accertamento.
Nel mirino c’è il regolamento emanato dal governo Monti il 24 dicembre 2012. Quel decreto ministeriale è «non solo illegittimo, ma radicalmente nullo» e questo «per carenza di potere e difetto assoluto di attribuzione» rispetto al «perimetro» tracciato dalla legge, approvata sotto il governo Berlusconi.
Il redditometro, per il giudice, è «al di fuori della legalità costituzionale e comunitaria» e non esiste la base giuridica perché l’Agenzia delle entrate possa controllare le spese dei cittadini. Insomma, gli accertamenti con il redditometro sono illeciti. La bocciatura è definitiva, anche se vale solo nel caso specifico e come precedente giurisprudenziale. Il ricorso, infatti, non è contro la legge (si andrebbe alla Consulta) ma contro le norme che la applicano: se non lo fanno secondo le regole, il giudice ha il potere-dovere di disapplicarle.
«È importante – spiega Roberto Buonanno, l’avvocato del ricorrente – che la nullità del redditometro venga stabilita neppure in base alla Costituzione ma ai diritti primari, che vengono prima. Il mio cliente è un pensionato che vive di risparmi e non ha nulla da nascondere, ma non vuole che si sorveglino i movimenti sul suo conto corrente, seppure a fini fiscali. La sua è una battaglia di libertà, quella che distingue uno stato democratico, in cui si rispetta la riservatezza, da uno stato di polizia».
Il giudice Lepre cita la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, lo stesso Trattato Ue, oltre a una sfilza di articoli della Costituzione violati. E critica il fatto che «l’Agenzia delle entrate, anziché intensificare i controlli sulla realtà ai fini della ricostruzione reale dei redditi, tenda invece a privilegiare l’accertamento con il redditometro, meno dispendioso per costi e energia» e anche difficile da contrastare. Questo strumento «pone in evidente pericolo l’integrità morale della sfera privata».
Vuol dire che i cittadini devono essere trattati come individui in buona fede e non come presunti colpevoli. E che quello dell’Agenzia delle entrate non può essere uno strapotere, da cui il cittadino ha difficoltà a difendersi. Non possono fare tanto neppure i pubblici ministeri.
Che succederà, a questo punto? Se la tesi di Lepre verrà accolta dai colleghi, il redditometro sarà in serio pericolo e l’Italia rischia una condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo.
«Si tratta – dice l’avvocato Bonanno – di un suggerimento agli altri magistrati e soprattutto al legislatore, perché renda meno invasivo questo sistema di accertamenti presunti. Bisognerà vedere come risponderà il ministero delle Finanze. Io, intanto, farò subito un ricorso preventivo e ho già decine di clienti che vogliono fare lo stesso».

Il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli

Redditometro: troppe cose non vanno.

Redditometro, le voci e i paradossi del fisco

La franchigia per le verifiche di 12mila euro. Le criticità del redditest. E le spese induttive che rischiano di far saltare il redditest

Redditometro, le voci e i paradossi del fisco

In attesa della circolare che l’Agenzia delle Entrate deve emettere per ufficializzarne le metodologie, comincia a trapelare qualche voce sul redditometro, lo strumento del fisco per valutare la coerenza tra i guadagni dichiarati e le spese dei singoli. Spiega il Corriere:

Nella circolare l’Agenzia delle Entrate spiegherà l’intento degli accertamenti, la natura, che «non è di accertamento di massa», e la modalità delle verifiche. Una novità tranquillizzante l’ha già anticipata ieri il vicedirettore dell’Agenzia delle Entrate, Marco Di Capua, in un convegno organizzato dal presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria, Maurizio Leo. «I controlli che verranno effettuati con il redditometro — ha spiegato— non prenderanno in considerazione scostamenti tra spese e reddito dichiarato pari a mille euro al mese: 12 mila euro l’anno» con questo introducendo una sorta di franchigia che dovrebbe annullare il peso delle famigerate medie Istat nel conteggio del reddito complessivo.

Il Corriere mette in fila alcune criticità imputabili al redditometro:

Ed enumera alcuni paradossi:

E allora ecco il paradosso: una famiglia che, per risparmiare, ha passato l’estate in città tra una bibita ghiacciata e un po’ di condizionatore, vedrà comunque conteggiati 660 euro di spesa. Invece qualche furbo potrebbe infilarsi nelle pieghe del meccanismo: alla voce gioielli infatti è indicata, secondo i consulenti, la spesa presuntiva di 60 euro. Se un evasore volesse sfruttare l’occasione, potrebbe acquistare un anello da mille o più euro e chiedere uno scontrino (che non rientra nella banca dati tributaria) rimanendo così sotto traccia. Ma il terreno dei paradossi aperti da redditometro e redditest sembra davvero sconfinato, al punto da prestarsi persino a episodi che fanno sorridere. E così i Consulenti del lavoro sono andati a cercare il corto circuito del caso limite. La Fondazione Studi ha esaminato tre casistiche (con tre soluzioni diverse) e un reddito certificato di 31 mila euro, ovvero quanto guadagna un dipendente dell’Agenzia delle Entrate (qualifica funzionale F1, compresi i redditi a tassazione separata costituiti da premi e incentivi riferiti ad anni precedenti) con residenza a Roma e Milano. Sono state inserite spese induttive: si pensi alle assicurazioni auto (prettamente utilitarie), ad un minimo di spese per una vacanza annuale (500 euro), alle quote per l’energia elettrica (600 euro), il gas (600 euro) e la telefonia mobile e fissa (400). Dunque non esattamente un tenore di vita da nababbi. Eppure il risultato è quantomeno sorprendente: nessuno dei tre dipendenti di Equitalia risulterebbe coerente al redditest.

Ecco alcune infografiche (da Centimetri, Sole 24 Ore, Italia Oggi) che spiegano come funziona il redditometro:

Su Repubblica Roberto Petrini segnala i pericoli nascosti nelle 100 voci del redditometro:

Per questo fine sono state censite 100 voci di spesa «critiche », divise in almeno due gruppi che verranno elettronicamente setacciate e sommate per ciascun contribuente: la prima proviene da spese fatte sul territorio, dagli immobili, alle auto, ai movimenti di capitali, alle utenze, ai mutui, alla sanità privata alle ristrutturazioni. La seconda lista è quella fornita dallo stesso contribuente: soprattutto i dati presenti nella dichiarazione dei redditi dove rappresenteranno un indicatore sensibile le «deduzioni», dai mutui alle assicurazioni alle ristrutturazioni.

Poi ci sono i consumi correnti:

Per quanto riguarda invece i consumi correnti, che non vengono trascurati, come alimenti, abbigliamento e calzature saranno utilizzati i dati dell’Istat: saranno debitamente ponderati in base al luogo e al tipo di famiglia presa in esame e attribuiti «figurativamente». Inoltre verranno computati e tenuti in considerazione anche gli incrementi patrimoniali dell’anno e il risparmio dell’anno. Il singolo contribuente e la famiglia somiglieranno così sempre di più ad una «bottega » a sospetto di evasione: saremo tutti controllabili e accertabili e sarà possibile dichiarare la famiglia-spa «congrua» o meno con il fisco.

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Redditometro:la corte dei conti impone di usare con cautela e solo per casi spudorati.

ROMA – Il nuovo redditometro sarà sceriffo solo con gli evasori spudorati. Hai speso 12mila euro l’anno oltre il tuo reddito? Puoi stare tranquillo, non verranno a bussare a casa tua. La precisazione arriva dall’Agenzia delle Entrate, esattamente mentre la Corte dei Conti raccomanda cautela. Il redditometro ha l’obiettivo di ”intercettare forme di evasione spudorata” e ”i finti poveri”, ha detto il vicedirettore dell’Agenzia delle Entrate, Marco di Capua, sottolineando che ”non è uno strumento di accertamento di massa”.

I controlli che verranno effettuati con il redditometro saranno ”inferiori ai 40.000” l’anno, ha continuato Di Capua facendo riferimento ai dati della Convenzione tra Agenzia delle Entrate e ministero dell’Economia. I controlli che verranno effettuati con il redditometro non prenderanno in considerazione ”scostamenti tra spese e reddito dichiarato pari a 1.000 euro al mese, 12.000 euro l’anno”.

Nelle stesse ore però la Corte dei conti raccomanda attenzione a come vengono usate le informazioni non verificate. L’indicazione viene dal presidente Luigi Giampaolino. Occorre ”evitare un uso disinvolto delle informazioni non verificate”, e ha auspicato che gli uffici abbiano ”massima attenzione e massima cautela” nell’uso dei dati.

“Esistono situazioni – ha sottolineato Giampaolino – in cui la titolarità formale di utenze e canoni non coincide con coloro che ne supportano l’onere finanziario. In questi casi occorrerà che gli uffici procedano con grande attenzione per arrivare all’effettiva titolarità soggettiva”.

Intanto nella serata di mercoledì è previsto un incontro tra il presidente del Consiglio Mario Monti e il direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera. Poche indicazioni sul tema del colloquio, ma è probabile che si parli anche dell’entrata in vigore del redditometro. “Fosse stato per me – ha affermato nei giorni scorsi il premier – non lo avrei messo, si tratta di un’altra misura, doverosa, che è stata introdotta da chi ci ha preceduto, che ha punteggiato con bombe ad orologeria la strada di questo governo”.

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