Crisi, classe media in apnea. Crescono i nuovi poveri. Il 10% degli occupati vive sotto la soglia di povertà

Impiegati, insegnanti, commercianti, piccoli imprenditori sono stai travolti dall’onda anomala della crisi, trascinati ai margini della società, costretti a vivere in apnea, sospesi tra il sogno della ripartenza e l’incubo della povertà. È una vita in apnea, quella della classe media italiana, che negli ultimi anni ha patito più di tutti gli effetti di una crisi che il presidente di Tecnè, Carlo Buttaroni, paragona a una bomba al neutrone.

Definire drammatica la situazione dell’Italia è un eufemismo: 10 milioni di poveri e un terzo della popolazione a rischio povertà ed esclusione sociale, più di tre milioni di disoccupati e un giovane su due senza lavoro. Su L’Unità Buttaroni fa il quadro della situazione:

La rete d’imprese del manifatturiero, che rappresenta la spina dorsale dell’Italia, ha perso il 20% del suo potenziale negli ultimi dieci anni […]. L’esercito dei contribuenti, rispetto al periodo precedente la crisi, ha perso 400mila unità. Il 48,7% di chi dichiara un reddito è un lavoratore dipendente e guadagna circa 20mila euro lordi all’anno (ma ben il 37,6% si colloca nella fascia sotto i 15mila euro).

L’Italia – denuncia l’Osservatorio – sta precipitando in caduta libera lungo la scala sociale e si ritrova alle soglie della povertà. Il problema, infatti, non riguarda “solo” i milioni di disoccupati e cassintegrati, ma tutti i “poveri che lavorano”, i milioni di persone che non riescono ugualmente a pagare le bollette. Circa il 10% degli occupati vive già sotto la soglia di povertà.

Le bollette della luce, del gas, le rate del condominio, la tassa della spazzatura sono diventate un incubo: oltre un quarto delle famiglie italiane ha difficoltà a pagarle […]. La linea di demarcazione tra i poveri e i non poveri è sempre più sottile e meno visibile. Basta la perdita momentanea del lavoro, la cassa integrazione o il sopraggiungere di una malattia per compromettere seriamente questo già fragile equilibrio. Ma anche avere un lavoro non protegge più dai rischi dell’impoverimento.

Il potere d’acquisto delle famiglie è in picchiata. Fra il 2008 e il 2011 si è ridotto del 5%, ma è niente se si pensa che in un solo anno – dal 2011 al 2012 – questo dato è calato di un altro 5%.

fonte

Fatima piccola schiava bruciata viva a 14 anni

Accade in Marocco,

la poccola Fatima aveva solo 14 anni, è morta tra atroci sofferenze dopo che è stata punita dai padroni che  le hanno dato fuoco chissà per quale motivo.La bambina giungeva all’ospedale di Agadir in fin di vita, e tutti i tentativi dei dottori sono stati vani.I due carnefici sono persone di cultura, perchè lui è un poliziotto mentre  la moglie è un’insegnate.Il tema dei minori che lavorano in Marocco è all’ordine del giorno, ci sono migliaia di bambini che lavorano come domestici oppure nelle campagne con un salario di 10 dollari  al mese, quanto basta per essere evenduta l’adolescenza e la purezzada parte delle loro famiglie.Questo tema stride fortemente con la campagna di sensibilizzazione mondiale sul tema della dignità dei minori.Povertà e ignoranza riducono milioni di bambini  come bestie, e noi adulti siamo i loro carnefici invece di essere la loro libertà e la loro speranza.

Redazione

Redditometro e anagrafe tributaria, una dittatura che ci sterminerà.Ma non a tutti!

Già i consumi sono quelli del dopoguerra, con gente che risparmia sul cibo pur di pagare le bollette e tasse per non vedersi sulla testa la mannaia dell’agenzia delle entrate,e desso arriva la nuova anagrafe tributaria che pretende di entrare nelle nostre tasche e nella nostra vita per renderci schiavi di un potere che arriva dall’europa e dalla nostra politica.

Uno dei punti presentati dalla coalizione del PD in campagna elettorale prevederebbe infatti le cosiddette misure per la tracciabilità e la fedeltà fiscale, riducendo il contante e forse in un futuro eliminarlo completamante.In questo modo ogni operaio, impiegato, pensionato dovrebbe avere un conto corrente e pagare le commissioni.Tutto ciò implicherebbe la perdita di libertà e di privacy del cittadino, e di conseguenza ci sarebbe uno stato dittatore che controlla quasi tutti i cittadini, perchè le lobby conoscono i trucchetti per portare ingenti somme nei paradisi fiscali.

Noi poveri ed indifesi cittadini ci troveremo nelle mani del fisco e delle banche, rivoltati come calzini, e stritolati come carne da macello, perchè la politica non guarda al popolo ma al suo interesse.E’, e sarà un clima staliniano dove miseria e povertà saranno la fonte di atti estremi come quelli che già molti italiano hanno fatto a causa della mancanza di lavoro e di danaro.

Questo non è progresso, perchè altrimenti avremmo dovuto avere  uno stato amico,tasse adeguate, servizi sicuri, meno criminalità,ecc…..Aspetteremo tutti supini il nuovo redditometro, con la certezza che tutta la politica italiana poteva e doveva fare di più per renderci un futuro migliore.Oggi assistiamo ad un governo fantasma fatto di fantasmi e burattini che litigano per una poltrona.Assistiamo al declino di Bersani, alla voglia di potere di Berlusconi, alla non sostanza dei grillini che dicono sempre no!….Assistiamo al caso dei marò che è vergognoso.Assistiamo alla lente e agonizzante morte del  popolo italiano….escludendo politicanti e lobby.

Redazione

Italia:ogni giorno 600 nuovi poveri

Non sono solo i dati statistici a rivelare la difficile situazione economica e sociale del nostro paese:  basta uscire di casa, e con un semplice sguardo non è difficile intuire il sentimento generale di profonda tristezza e sconforto.

Secondo Confcommercio sono 615 i nuovi poveri che ogni giorno assaporano l’amara realtà della crisi economica. Aumenta giorno dopo giorno il numero di persone che vivono in assoluta povertà, in Italia per fine anno si stima che saranno circa 4 milioni. Queste le parole che il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha pronunciato durante la due giorni di Cernobbio: “È come se l’orologio produttivo della nostra economia fosse tornato indietro di quasi tredici anni, ai primi anni Duemila. Siamo di fronte al più difficile tornante della storia economica repubblicana, in cui i costi economici e sociali della crisi si sono sommati alla crisi dell’etica pubblica e della politica“.

Continua Sangalli sul discorso dell’influenza delle politica che deve avere nei confronti dell’economia: “determinata iniziativa politica a livello europeo, affinché l’Unione sia capace di mettere in campo scelte di ampio respiro per dare impulso alla crescita, all’occupazione, agli investimenti pubblici produttivi“. Sui debiti delle amministrazioni pubbliche Sangalli dice: “occorre un’iniezione di liquidità imprescindibile e assolutamente vitale in una fase di persistente restrizione creditizia“. Alcune parole anche per il sud Italia suggerendo di: “rivedere le maglie troppo strette del patto di stabilità interno” e “mettere a frutto, in particolare nel Mezzogiorno, le risorse comunitarie“.

Sulla pressione fiscale Sangalli ha ricordato che questa estate sarà estremamente bollente, tra acconto IMU previsto per il mese di giugno, la Tares e il probabile aumento dell’IVA al 22%. Le sue conclusioni sugli imprenditori e sulla crisi che devasta le imprese stimano una perdita netta di altre 90mila imprese del settore terziario del biennio 2013-2014: “È il momento del fare. Chi fa impresa lo sa e ne sente addosso tutta la quotidiana responsabilità. E la politica assuma adesso la responsabilità di dare al Paese un governo in grado di rispondere all’emergenza economica e di preservare la coesione sociale“.

Intanto, sempre secondo i dati Confcommercio, è uscito fuori che gli italiani lavorano molto di più dei tedeschi e dei francesi. Solo nel 2011 la media di ore di lavoro a testa è stata di 1.774 il 26% in più dei tedeschi e il 20% in più dei francesi. Nonostante il numero di ore di lavoro così elevato il tornaconto sulla produttività segna rosso rispetto a quella francese e tedesco. Il deficit di produttività quest’anno sempre secondo Confcommercio sarà peggiore delle ultime previsioni. Il 2013 previsto un taglio dell’1,7% contro un ribasso dello 0,8% segnato cinque mesi fa. Rispetto a noi, i tedeschi producono il 25% in più e i francesi quasi il 40% in più, ecco perché il prossimo governo dovrà puntare molto ad una riforma del lavoro concreta ed affidabile.

Secondo il Codacons: “Difficilmente si potrà tornare ai livelli del Pil precrisi prima del 2019 se non si interverrà finalmente per aumentare la capacità di spesa delle famiglie italiane e del ceto medio”.Fonte

Nell’inferno dei Cartoneros. Volati a chiedere aiuto a Papa Francesco

Buenos Aires –E’ l’imbrunire e la capitale argentina viene invasa da un esercito di persone malvestite che si trascinano dietro un carrello di metallo. Gli impiegati che finiscono il loro turno di lavoro fanno finta di non vederli, quasi fossero invisibili, oppure li disprezzano. Li chiamano “cartoneros”, sono gli abitanti onesti delle “villas miseria”, i più vergognosi contenitori di povertà di un paese che sulla carta dovrebbe essere ricchissimo grazie alle materie prime. Vivono frugando nell’immondizia, alla ricerca di cartone, metallo oppure cibo. Uomini e donne che fino alla devastante crisi economica del 2001 avevano un lavoro regolare, le tutele sociali e un’appartenenza andata via via scomparendo.

LA REALTA’ DIMENTICATA – Da qualche anno il governo nazionale e quello della città di Buenos Aires hanno iniziato a prenderli in considerazione. In tutto il paese sono all’incirca 100.000, novemila nella sola capitale. A solo quattromila di questi, dopo innumerevoli battaglie, è stato riconosciuto un sussidio che si aggira intorno ai 150 euro. Il centro della città è il territorio dei cartoneros dell’M.T.E. (Movimento dei Lavoratori Emarginati). Duemilacinquecento persone che ogni giorno si fanno trenta chilometri, dalla poverissima “villa Fiorito”, famosa per aver dato i natali a Diego Armando Maradona, in autobus scarcassati forniti dai funzionari del governo per tentare di rendere più umano un lavoro che, di per sé, oltre a essere umiliante e faticoso, è poco redditizio. In un paese in cui la raccolta differenziata non esiste e i rifiuti vengono puntualmente sotterrati, sono proprio “gli ultimi”, i più poveri a svolgere una funzione che, se non fosse realizzata da qualcuno, finirebbe per inquinare ancor di più la già inquinata Buenos Aires.

TRA CARTONEROS E NARCOTRAFFICANTI – La destra argentina critica in ogni occasione possibile questo tipo di sussidi. Li considera una sorta di meccanismo perverso per disincentivare il lavoro. Non a caso le dittature militari e i governi della destra neoliberista da sempre hanno tentato di nascondere queste realtà, emarginandole e nascondendole. Oggi l’effetto di queste politiche si vede chiaramente. Le villas miseria non solo sono cresciute nel corso dei decenni, ma obbligano una difficile convivenza tra persone dignitose come i cartoneros e una nuova generazione di piccoli e grandi narcotrafficanti. Non a caso, i vecchi codici di sopravvivenza nelle bidonville sono saltati: si dorme tra gli spari e il timore di rapine. Si investe più in inferriate che in mattoni. I furti e le violenze, che si vivono in questi territori di povertà estrema – come ci raccontano gli stessi “villeros” – sono colpa di una nuova droga chiamata “paco”. Un mix letale composto da prodotti tossici e scarti dei laboratori clandestini della cocaina che uccide centinaia di giovani, fatti che non trovano spazio tra le notizie di cronaca.

DA BUENOS AIRES A ROMA DAL PAPA – I cartoneros costituiscono una speranza contro il dilagare della violenza. È l’ultimo aggancio per poter reinserire nel tessuto sociale milioni di persone rimaste ai margini dopo il default del 2001. Quando Jorge Maria Bergoglio a sorpresa è stato eletto Papa e dopo incoronato, di fronte ai potenti della terra, uno dei cartoneros dell’Mte era lì presente in piazza San Pietro. Grazie a una colletta fatta tra i suoi compagni è venuto in rappresentanza degli “ultimi” della fine del mondo, a ricordare al nuovo pontefice che nella sua Argentina c’è gente che si aspetta molto.

Ruben H. Oliva
(con la collaborazione di Claudio Careri)Fonte

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