Pedofilia in chiesa, la vittima a Canale 5: “Voglio solo giustizia”

Portocannone. Sono esattamente le 18.08 di giovedì 16 gennaio quando Barbara D’Urso dagli studi televisivi di Canale 5 mostra la pagina di Repubblica di ieri dedicata a Francesca, la giovane presunta vittima di abusi sessuali da parte dell’ex parroco di Portocannone Marino Genova.
Il viso di Francesca (nome di fantasia) viene oscurato dalle telecamere, ma il suo urlo di dolore arriva forte e chiaro. La conduttrice napoletana inizia l’intervista mostrando tutto il suo disgusto verso l’accaduto definendo Marino Genova una mela marcia. Legge velocemente la mail inviatale da Monsignor Gianfranco De Luca, vescovo della diocesi di Termoli – Larino, nella quale scrive di aver immediatamente provveduto all’allontanamento del parroco non appena verificate le bontà, le veridicidà delle accuse denunciate dalla vittima.

Ma le attenzioni e le luci dello studio televisivo sono tutte per lei, Francesca. La giovane di Portocannone racconta della sua “prima volta”: «Fu a 13 anni, nell’aprile del 2009, quando tornando a casa lui mi chiamò per andare in sacrestia e lì cominciarono i primi approcci che poi diventarono dei veri e proprio abusi».

La D’Urso li definisce stupro e chiede alla vittima di come mai non si fosse resa conto di cosa stesse facendo. La voce di Francesca tarda ad arrivare e quando lo fa è stridola ma chiara: «Ha approffittato dalla mia fragilità. Io sono orfana di padre dall’età di tre anni e solamente un anno prima era morta anche mia nonna» Non soddisfatta, la D’Urso insiste e Francesca questa volta non si fa pregare: «A 13 anni inizia l’adolescenza, un’adolescenza che io non ho mai vissuto. Mia madre e mia nonna, finché era in vita, mi avevano tenuto lontano da certi argomenti».
A questo punto viene lanciato un servizio, girato nella mattinata, fatto di interviste direttamente a Portocannone. I cittadini intervistati non credono alla loro giovane compaesana e si schierano dalla parte dell’ex parroco: «Si è sempre comportato bene, era una persona speciale».

Anche il sindaco Luigi Mascio, collegato in diretta, dopo un :«E’ una notizia che ha colto tutti di sorpresa» tenta una difesa del parroco:«Ha fatto del bene … » ma, viene immediatamente interrotto dalla conduttrice – palesemente schierata con Francesca – con un laconico e per nulla ironico:«Ma faceva più bene a se stesso» ricevendo gli applausi dello studio e piantando in asso il sindaco di Portocannone che nel frattempo sorride amaro.

La parola torna a Francesca che racconta un altro episodio avvenuto in occasione della festa della Madonna del Carmelo e zittisce i suoi compaesani: «Aveva una doppia personalità, voi non potete sapere. Quando amministrava i sacramenti, sia prima che dopo la messa, chiamava me non voi. È a me che mandava messaggini e sussurrava parola dolci, non a voi. Io voglio giustizia, solo quella».

L’intervista si chiude con l’invito, sia di Francesca che della conduttirce, di non avere paura nel denunciare evetuali abusi sessuali e, di denunciare direttamente alla magistrutura e non alla curia di riferimento.

Alessandro Corroppoli

I fondamentalisti cristiani che seviziavano i bambini

Ventotto bambini sono stati liberati stamattina: vivevano in una setta di fondamentalisti cristiani, dedita alle punizioni corporali e, si teme, abusi sessuali.

I fondamentalisti cristiani che seviziavano i bambiniRedazione– –5 settembre 2013- Ventotto bambini sono stati liberati all’alba di oggi a Deiningen nei pressi di Augsburg in Baviera, dalla polizia. I piccoli erano “ostaggi” di una setta di fondamentalisti cristiani, le Dodici Tribù, che vivono segueno alla lettera il Vecchio e il Nuovo Testamento.
I bambini vivevano in una comunità agricola governata dai religiosi: sottoposti a punizioni corporali e costretti a non frequentare alcuno al di fuori della comunità, non potevano godere neanche di un’istruzione da parte delle scuole. Per questo, cento poliziotti, stamattina, sono intervenuti e, rintracciati i piccoli, li hanno dati in affidamento provvisorio ad altre famiglie.

La setta ha un’origine statuinitense, ma, ad oggi, è molto diffusa in tutti i paesi. Questa crede fermamente nelle punizioni corporali, ma, ufficialmente, non è stato ciò ad allertare la polizia, quanto, invece, l’assenza di un’educazione qualificata per i piccoli. Ufficiosamente, invece, è plausibile credere che la polizia abbia deciso il blitz per “evitare danni permanenti” ai piccoli -soprattutto considerato che l’anno scolastico non è ancora stato inaugurato, e dunque non vi era nessun’urgenza da questo punto di vista-. D’altronde, gli agenti e gli inquirenti hanno il sospetto che, all’interno della setta, i bambini fossero sottoposti ad abusi, anche sessuali, non infrequenti nei testi sacri. Già cinque membri delle Dodici tribù erano stati indagati e, successivamente, assolti per violenze sui minori.

Di contro, la setta ha diramato un comunicato, leggibile sul proprio sito internet, in cui si definisce “una comunità aperta e trasparente e contraria a ogni forma di abuso sui bambini”.

http://www.articolotre.com/2013/09/i-fondamentalisti-cristiani-che-seviziavano-i-bambini/202217

India, bimba di due anni stuprata e abbandonata ferita in strada: due arresti

NEW DELHI – È ricoverata in ospedale in gravi condizioni una bambina di due anni, sequestrata e violentata ieri a Ludhiana, città dello Stato settentrionale indiano del Punjab. Lo riferisce oggi Ndtv. Secondo l’emittente due persone, che sono state arrestate, si sono furtivamente introdotte di notte nella casa della piccola mentre dormiva con i genitori in una baraccopoli della città. Dopo aver usato violenza su di lei, i due sono fuggiti abbandonandola sanguinante sul ciglio di una strada.

http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/india_bimba_due_anni_stuprata_ferita/notizie/324700.shtml

“Occupy Paedophilia”. In Russia, si va a caccia di gay

Un video della BBC mostra i sopprusi che i gay russi sono costretti a sopportare. In Russia chi è omosessuale ha paura, la gente li tratta come se fossero criminali, li odia; “Quando c’era l’Unione Sovietica eravamo trattati meglio”.

"Occupy Paedophilia". In Russia, si va a caccia di gay-Redazione- 6 settembre 2013- E’ BBC News che attraverso la diffusione di un video, documenta le azioni di un gruppo di russi, autoproclamatisi vigilantes, che costringono un uomo, presumibilmente gay, a bere la propria urina, ma non sono gli unici attacchi che questo gruppo mette in atto nei confronti di persone omosessuali.

Nel video si vede poi una giovane donna russa, Ekaterina è il suo nome, che imbracciando un fucile d’assalto, racconta come lei, insieme ad altri, sono soliti a partecipare a safari a caccia di gay e pedofili.
Ekaterina dirige la sezione locale dell’organizzazione “Occupy Peadophilia”, il gruppo è noto in Russia, perché durante tutta l’estate sono riecheggiate le notizie dei loro attacchi con tattiche brutali e violente dirette a lesbiche, giovani gay, bisessuali e transgender.

La donna ai microfoni della BBC afferma come la priorità del suo gruppo, e di coloro che ne fanno parte, sia quella di “scoprire e punire i casi di pedofilia, ma – aggiunge – siamo anche contro la promozione e la diffusione dell’omosessualità e se, lungo la strada, incontriamo persone di orientamento sessuale non tradizionale, possiamo prendere due piccioni con una fava.

Per l’attivista gay Larry Poltavtsev, quelli dell’organizzazioneSono come al-Quaeda, una struttura molto vaga formata da cellule indipendenti, mai connessi né controllati gli uni dagli altri: è questa la chiave del loro successo. Ho notato che ogni gruppo ha registrato almeno 10-15 video”.
E i video di cui parla Poltavtsev hanno iniziato ad essere messi online, alcune settimane dopo che è stata approvata la legge di propaganda anti-gay; video in cui venivano documentati  le azioni dei gruppi, che adescavano gli adolescenti gay sui siti di appuntamenti online per poi sottoporli a brutali umiliazioni e torture. Si sono poi verificati anche altri casi in cui, persone non necessariamente affiliate a “Occupy Paedophilia”, hanno aggredito pubblicamente delle persone solo perché omosesssuali, e nessuno è mai intervenuto a fermarli.

Il giornalista della BBC, Steve Rosenberg, infine, si è recato a visitare un locale gay a Sochi, la città dove si terranno le prossime Olimpiadi Invernali, per capire com’è essere omosessuali in Russia. Il co-proprietario del locale, Andrei Tanichev dice senza mezze parole: “Durante l’Unione Sovietica, l’omossessualità era un reato, ma i gay venivano trattati meglio che al giorno d’oggi. Le persone comuni ci vedono come dei criminali, ci odiano”. Molti gay hanno così cambiato il proprio modo di vestire, si sono tolti gli orecchini, hanno cambiato taglio di capelli, per non dare nell’occhio, per evitare problemi.

La speranza è che le Olimpiadi invernali rendano la Russia un Paese un po’ più tollerante e che i gay si sentano più al sicuro a casa propria.

 

http://www.articolotre.com/2013/09/occupy-paedophilia-in-russia-si-va-a-caccia-di-gay/202276

Prete pedofilo, la curia di Bolzano costretta a risarcire vittima

Don Giorgio Carlidi Gian Guido Vecchi in “Corriere della Sera” del 28 agosto 2013 –
La diocesi di Bolzano e Bressanone e la parrocchia bolzanina San Pio X sono state condannate per responsabilità «oggettiva» a risarcire (700 mila euro più le spese legali) la vittima di abusi pedofili commessi — ma il caso è controverso — da un loro sacerdote.

Ai legali della vittima e alla stessa Cei non risultano precedenti del genere in Italia: la sentenza, contro la quale peraltro si annuncia il ricorso della Curia, diventa un precedente ed evoca piuttosto le cause che negli Usa hanno mandato in fallimento diverse diocesi.

La decisione della prima sezione civile del tribunale di Bolzano riguarda il caso di don Giorgio Carli, assolto in primo grado «perché il fatto non sussiste», condannato a sette anni e mezzo in appello e infine protagonista di una sentenza che fece discutere: la Cassazione nel 2009 lo prosciolse perché era intervenuta la prescrizione del reato e insieme lo condannò al risarcimento delle parti lese.

Tecnicamente innocente ma anche colpevole e viceversa, secondo le interpretazioni. Un caso divenuto famoso perché la vittima, una donna che denunciò di essere stata violentata tra i 9 e i 14 anni, aveva ricostruito le violenze da adulta, nel corso di 350 sedute di psicanalisi con un metodo chiamato «distensione meditativa» simile all’ipnosi. Don Carli venne arrestato nel 2003, quattordici anni dopo i fatti denunciati. La diocesi ha sempre difeso l’innocenza del sacerdote. Della vicenda si occupò anche il Vaticano: il processo canonico della Congregazione per la dottrina della fede si è concluso l’8 gennaio 2010 con il proscioglimento di don Carli.

Al di là dell’entità del risarcimento (500 mila euro alla donna, 200 mila ai genitori), l’essenziale sono le motivazioni della sentenza. Per il tribunale civile diocesi e parrocchia sono responsabili in base all’articolo 2049 del codice civile, quello che riguarda la «responsabilità dei padroni e dei committenti». Si chiama «rapporto di preposizione» e non è solo «di tipo aziendale», scrivono i giudici: i sacerdoti «agiscono in esecuzione del mandato canonico loro affidato». Il parroco aveva affidato a don Carli il catechismo dei ragazzini.
Così diocesi e parrocchia hanno una responsabilità «di tipo oggettivo» perché «a capo degli enti ecclesiastici» in questione «vi sono il parroco e il vescovo, ai quali il diritto canonico attribuisce determinati poteri-doveri di direzione, vigilanza e controllo». E per questo vengono condannate al risarcimento, assieme a don Carli. Per i legali della donna la sentenza «consente, almeno in parte, una forma di risarcimento morale».

La diocesi si dice invece «sorpresa e delusa» e ribatte: «Risulta incomprensibile il motivo per cui si venga chiamati al risarcimento civile dei danni, dopo che nessuno è stato condannato». In tutto questo, il paradosso è che proprio la diocesi di Bolzano è all’avanguardia nella lotta contro la pedofilia nel clero: dal 2010, unica in Italia, ha nominato un «responsabile diocesano per le molestie» con tanto di sezione nel sito internet e mail (molestie@bz-bx.net) per inviare le denunce. Gian Guido Vecchi

http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201308/130828vecchi.pdf

L’Associazione Namba e l’assurda festa dell’orgoglio pedofilo

La Namba è un’associazione statunitense che si batte per abolire i limiti di età nei rapporti sessuali, e depenalizzare il reato di pedoflilia.L’associazione ha promosso la “Giornata Alice” dove  hanno partecipato  numerosi attivisti  pro-pedofilia, i quali si sono dichiarati  orgogliosi della loro posizione di pedofili  chiedendo che tutte le persone detenute per aver abusato sessualmente di minori venissero rilasciate.

La Namba fu fondata nel 1978 da David Thorstad, e subito contro di essa si spostarono le attenzioni delle autorità satunitensi.

Un’ anno prima della fondazione diversi attivisti pro-pedofilia furono arrestati perchè considerati di aver stuprato un centianio di bambini tra gli 8 e 14 anni.Nel cosro degli anni altri arresti sono stati eseguiti per violenza, omicidio e strupro verso gli attivisti dell’associazione, e basta ricordare l’arresto di Charles Jaynes e Salvatore Sicari, perchè avevano ucciso un bambino  dopo averlo pedinato, torturato e mutilato.

Ultimamante in Olanda è stato legalizzata l’associazione pedofila “Martijn”…..grazie ad una sentenza choc di una Corte d’Appello olandese che  stabiliva  che non si poteva  vietare l’attività di una fondazione che promuoveva  la pedofilia.