Vacanze erotiche per donne, l’approccio del gigolò: “Hai mai provato con un nero?”

Micaela racconta al Fatto Quotidiano la sua esperienza alle Barbados: “Vedevo tante donne spesso accompagnate da uomini giovani del posto, tutti belli. Si mettono al tuo servizio, ti portano il sombrero, l’asciugamano. Diciamo che è stata l’unica vacanza in cui non ho finito un libro, non potevo fare a meno di guardarmi intorno”

“Hai mai provato un uomo nero?”. 2010, Barbados. Spiagge dorate, cielo terso. Decine di uomini di colore ammiccano a Micaela e alle donne europee, over 40 e dai fianchi larghi, accarezzate dal sole del Caribe. Ci sono tante tedesche, americane, inglesi. Niente maschi occidentali. Coppie di amiche, madri e figlie. Gli uomini le abbordano. O almeno ci provano. Micaela, allora 35 anni, è lì con un’amica per godersi il mare, non i gigolò. Un beach boy si avvicina e le rivolge la domanda. Diretta. Il preludio: “Vuoi comprare dei cd di musica reggae o un po’ di marijuana?”. Perché no, pensa lei, “sono in vacanza”. Poi arriva la proposta, spregiudicata e spiazzante.

“Vivo in Inghilterra da anni – spiega Micaela al Fatto Quotidiano – quando dissi ai miei colleghi che andavo alle Barbados, mi facevano tutti un sorrisino. All’inizio non capivo. Poi, quando sono andata, ho visto coi miei occhi cosa succedeva”. Per le inglesi, infatti, rientrano tra le mete caraibiche in cima alla lista per fare turismo sessuale. “Vedevo tante donne spesso accompagnate da uomini giovani del posto, tutti belli. Si mettono al tuo servizio, ti portano il sombrero, l’asciugamano. Diciamo che è stata l’unica vacanza in cui non ho finito un libro, non potevo fare a meno di guardarmi intorno”. Ma non era andata per un gigolò.

“Quando il ragazzo si è proposto, ho declinato l’invito in modo educato. A differenza di quanto avrei fatto in Italia, lì non si può mandare l’uomo affanculo. Se lo fai ti danno della ‘mozzarella’ razzista”. Dopo il suo rifiuto, nessuno dei ragazzi avvicina più né lei, né la sua amica. “Penso che ci abbiano scambiato per una coppia lesbica. Da lì siamo state ‘vittime’ di una sorta di razzismo al contrario: nessun uomo si rivolgeva a noi, eravamo invisibili”. I gigolò la ignorano, ma gli altri locali? “Chi non abborda di mestiere, non parla con le straniere. Non ne ha motivo. Sono chiusi, stanno tra di loro, non si entra in contatto. Insomma, è stata la prima vacanza in cui non ho conosciuto nessuno”.

Niente occhi indiscreti – Non andava così, invece, per chi ‘affittava’ il suo beach boy. “Vedevo anche madri e figlie insieme accompagnate da un solo ragazzo. Donne grasse che si portavano in albergo il figone di turno. Li mantengono per il tempo della vacanza, li portano fuori a cena”. Le donne spesso si affezionano e chi ha soldi ritorna, magari con lo stesso. “I ragazzi hanno un’agenda, appuntamenti fissi e settimane prenotate durante l’anno”. Amanti fedeli a tutte, per una o due settimane l’anno. Perché il turismo sessuale non è una faccenda solo maschile. “Lo era un tempo – spiega la sessuologa clinica Valeria Randone -, storicamente caratterizzava le scelte maschili. Uomini soli, annoiati, stanchi della solita routine, curiosi, repressi e depressi, volevano divertirsi senza complicazioni emotive”. Poi, la rivoluzione sessuale e il ‘68 segnano il cambio di rotta. “Anche le donne, lontane dai luoghi comuni sulla sessualità femminile, da occhi indiscreti e familiari, si dedicano alla ricerca di mete erotiche, più che esotiche”. Quindi il viaggio diventa di piacere anche per le donne, dirette in Africa, America centrale e Asia. Cercare un’avventura con un uomo esotico o di colore consente alle donne di “tornare indietro negli anni, ritrovare spensieratezza, gratificazioni narcisistiche e furore testosteronico”.

Il tariffario: un’ora sono 20-30 dollari – E allora c’è chi “separa in modo netta sessualità e affettività” e chi invece ricerca “il coinvolgimento e le attenzioni tramite la prestazione mercenaria”. Capita che “dopo la fine di un matrimonio o un divorzio sofferto, le donne rifiutino il coinvolgimento emotivo per vivere la sfera sessuale ‘al maschile’, senza sentimento. Oppure che vogliano esercitare potere sull’uomo comprando le sue prestazioni sessuali”. Possono essere “timide, riservate, impacciate o non più giovanissime, che scelgono questa via perché più semplice di quella ‘relazionale’”. Eppure non ammettono di pagare gli uomini. “Il pensiero che siano interessate a loro per motivi economici non le sfiora nemmeno – osserva Randone – perché nell’immaginario collettivo, l’uomo di colore è sempre e comunque disposto a fare sesso”.

Randone ricorda anche che esistono veri e propri tariffari. “Un’ora d’amore in Giamaica costa tra i 20 e i 30 dollari, una notte intera 150, compreso il sesso orale. E le complicanze emozionali post-coito non sono poche. Si va dall’abbandono alla richiesta di altro denaro. Fino alla delusione quando si rendono conto di non avere trovato l’amore”. Ma il sesso a pagamento è davvero un passo verso la parità? “Quella del turismo sessuale femminile è una pratica che non ha niente a che fare con l’emancipazione”, puntualizza Teresa Palese, responsabile Uil pari opportunità e politiche di genere che insieme a Cgil, Cisl e Caritas ambrosiana si occupa di problemi di genere. “Al contrario – conclude – ricalca le cattive abitudini degli uomini, rendendole complici dello sfruttamento, specie nei paesi poveri”.

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Quelle donne iraniane sedute per terra: immagini che fanno indignare

Indignarsi per una immagine, nell’era dei social network, è un atteggiamento sempre più comune. L’ultimo caso riguarda questa foto che mostra un gruppetto di giornaliste iraniane, sedute per terra, durante una conferenza stampa, mentre gli uomini sono accomodati sulle sedie. Non che manchino le ragioni di indignazione per le donne iraniane, che spesso hanno sollevato la questione delle disuguaglianze nella Repubblica Islamica. È facile però prendere le immagini fuori dal loro contesto. In questo caso, è proprio quello che è accaduto secondo l’agenzia stampa iraniana Mehr, che in risposta all’indignazione, ha pubblicato sul suo sito altre foto di quella sala affollata, durante un incontro al ministero degli Esteri di Teheran, per illustrare che c’erano anche molti giornalisti e ospiti uomini rimasti in piedi, e per dimostrare dunque che la sola ragione per cui quelle donne erano accovacciate per terra non è la discriminazione ma il sovraffollamento (ma si potrebbe sollevare un’altra critica, guardando tutte le foto, e cioè le donne nella sala, sono davvero poche).
La Repubblica islamica attribuisce spesso le critiche alla malafede e al doppio standard occidentale nei confronti dell’Iran (in questo caso ad un atteggiamento anti-sciita). Una cosa è vera:  noi occidentali a volte dimentichiamo che è in atto una battaglia locale (di potere e di informazione) nella regione, che si è ampiamente diffusa anche sui social network. Non va dimenticato nemmeno che nell’Arabia Saudita sunnita, arcinemica dell’Iran ma alleata occidentale, le donne alle conferenze a volte non ci sono proprio tra il pubblico (ma anche in questo caso, le immagini che circolano in Rete non sono sempre vere).
Non significa che bisogna smettere di indignarsi, ma che bisogna fare lo sforzo di non fermarsi alle immagini ma di scavare a fondo.

Essere socialmente isolati, fa male alla salute ed aumenta il rischio di morte

Una ricerca della rivista «Pnas»:
ecco perché la solitudine sociale
fa male alla salute fisica e mentale
 

Avere pochi amici, o comunque non frequentarli, e sentire e vedere poco anche la cerchia dei parenti più prossimi, in altri termini essere socialmente isolati, fa male alla salute ed aumenta il rischio di morte per qualunque causa, indipendentemente dallo stato di salute e da quello socio-economico di un individuo. L’isolamento sociale, è spiegato in una ricerca sulla rivista Pnas, agisce in modo indipendente rispetto alla solitudine che, come già dimostrato in altri studi, fa a sua volta male alla salute.

 

Lo studio è stato condotto su 6500 individui dai 52 anni in su da Andrew Steptoe della University College di Londra: «La differenza tra isolamento sociale e solitudine può essere vista in questo modo – spiega il ricercatore interpellato dall’Ansa – e cioè l’isolamento sociale è un indicatore di quanti contatti ciascuno ha con i propri familiari più stretti, con altri parenti, con gli amici, e di quanto prende parte a organizzazioni (club, gruppi parrocchiali, etc); la solitudine, invece, è un’esperienza soggettiva, la sensazione di essere tagliato fuori e la mancanza di un compagno. Alcune persone sono isolate nel senso che non hanno molti contatti, ma sono felici così perché sono individui auto-sufficienti. D’altra parte altre persone si sentono sole anche quando sono circondate dagli altri, “soli nella folla”».

 

I due aspetti sono correlati ma differenti, spiega Steptoe. Da qui l’idea di pesare i diversi impatti determinati da solitudine e isolamento sociale su salute e rischio di morte. I volontari sono stati seguiti dal 2004 al 2012 e si è visto che il rischio di morte aumenta sia se si è socialmente isolati, sia che ci si senta soli. Ma nel primo caso l’aumento è valido per tutti, senza differenze socio-economiche e culturali; la solitudine, invece, influenza il rischio di morte soprattutto in caso di sottostanti problemi di salute fisica e mentale.

Stando a questi risultati, affermano i ricercatori, ogni strategia di inclusione e di contrasto all’isolamento sociale potrebbe promuovere la longevità.Fonte

Compro oro: anche quello dei denti

SARONNO – Compro oro, anche quello dei denti. Recita così il cartello raccapricciante comparso sulla vetrina di un negozio Compro-oro in via San Giuseppe 76 a Saronno, in provincia di Varese. E subito la cittadinanza si è indignata.

Segno di una crisi che non accenna ad arretrare o impietoso esempio proverbiale? Perché se è vero che chi ha il pane non ha i denti…chi ha i denti d’oro se li lascerebbe volentieri cavar via per un pezzo di pane nel quale affondarli.

E’ bene però che i disperati pronti a rispondere all’annuncio sappiano a cosa vanno incontro: le capsule dei denti solitamente hanno una caratura inferiore rispetto alla gioielleria italiana. Quindi, nel caso, ponderare bene prima di infilarsi un cavadenti in bocca.

Ad alzare la voce della protesta è stato Paolo Bocedi, presidente dell’associazione antiracket Sos Italia Libera, che denuncia: “È la prima volta che accade una cosa del genere, questo significa indurre le persone disperate a vendersi i denti per poter mangiare. Siamo caduti davvero in basso”.

Ma il titolare del negozio, Emanuele Totaro, si difende: “Non è assolutamente un’istigazione a staccarsi i denti. Ho messo quel cartello perché molte persone hanno in casa, in qualche cassetto, le vecchie protesi d’oro. Oggi si fanno in ceramica, quasi nessuno ha più i denti di quel tipo. L’offerta è soprattutto mirata agli odontotecnici, che magari hanno ancora vecchie protesi d’oro, di cui spesso le persone si disfano perché non sanno che farsene. L’associazione ha sbagliato bersaglio”.

Ma Bocedi non si arrende: “Scriverò a sindaco e prefetto, non credo sia accettabile che si arrivi a esporre questi cartelli”.

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Terroni, feccia del terzo mondo, sporcaccioni e sputacchioni schifosi. Dalla pagina Facebook di Giuliano Citterio, conduttore di Radio Padania

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Giuliano Citterio, conduttore di Radio Padania, si è reso protagonista di un increscioso episodio ai danni delle popolazioni dell’Italia meridionale. Sul suo profilo Facebook, infatti, Citterio ha inveito contro i cittadini del sud emigrati a Milano, definendoli come “Terroni, feccia incivile del terzo e quarto mondo, sporcaccioni e sputacchioni schifosi”.

Quanto accaduto non ha bisogno di commenti. Le parole di Citterio si commentano da sole.Fonte

Vietato l’aborto per chi viene stuprata

Un disegno di legge a dir poco inquientante appena presentato nel New Mexico (che – ricordiamolo – fa parte degli Stati Uniti): si parla di rendere illegale l’aborto in seguito a uno stupro, perchè il feto costituirebbe una prova durante il processo per stupro.

Avete capito bene: se ti stuprano e resti incinta, quel bambino costituisce la prova della violenza subita, e proprio per quello deve essere fatto nascere. Poco importa che si tratti della gravidanza più indesiderata di sempre. Certo, non tutte le donne che restano incinte dopo una violenza scelgono di abortire, ma parliamoci chiaro, avere il diritto di farlo è assolutamente sacrosanto.

Evidentemente non la pensa così la deputata repubblicana Cathrynn Brown, che ha presentato questo disegno di legge pochi giorni fa. E il fatto che un’idea del genere arrivi proprio da una donna fa venire ancor di più i brividi.

Insomma, secondo i repubblicani del New Mexico, il bambino nato da una violenza va “usato” come prova durante il processo per stupro, neanche fosse un oggetto, una prova indiziaria. Alla faccia della dignità della persona.

Il dettaglio più agghiacciante? Secondo questo disegno di legge, se la vittima della violenza sceglie comunque di abortire rischia fino a tre anni di carcere. Secondo la Brown questo provvedimento dovrebbe scoraggiare le violenze sessuali (certo, punire la vittima è un’ottimo deterrente per chi vuole commettere un crimine).

Inutile dire che molti hanno fatto notare la totale incostituzionalità di questo disegno di legge, e considerando che in New Mexico i repubblicani sono in minoranza, con ogni probabilità il disegno non verrà approvato. Almeno speriamo.Fonte