Mutui: le rate sospese arrivano con gli interessi.

 

La moratoria sui mutui sta funzionando, ma questa valvola anticrisi per il cliente ha un costo: si chiama «Oneri di sospensione». Sono gli interessi aggiuntivi, dovuti alla fine del periodo di sospensione delle rate, da pagare alla banca oltre al capitale residuo. Possono essere di migliaia di euro. Circa 4 mila euro per un mutuo a tasso fisso di 150 mila euro sospeso per 18 mesi, per esempio, ha calcolato Altroconsumo per il Corriere della Sera (vedi tabella), ma la cifra può lievitare.

Sospendi la rata per un mese, due, sei, un anno e mezzo? Bene, ma sappi che alla fine, per il periodo in cui il mutuo è stato congelato, dovrai pagare parte degli interessi. Più salata se il finanziamento è a tasso fisso. Lo stanno scoprendo i risparmiatori che riprendono a pagare in questi giorni.

Sono 10.350 le famiglie in difficoltà (dato Abi all’8 gennaio) alle quali le banche hanno sospeso la rata del finanziamento immobiliare negli ultimi otto mesi (per 988,5 milioni di controvalore), anche grazie al Fondo di solidarietà per l’acquisto della prima casa (con contributo di Stato) che consente di congelare il mutuo fino a 18 mesi. Nel 93% dei casi il motivo della richiesta è la perdita del posto di lavoro.

Si aggiungono ai quasi 100 mila risparmiatori (98.158) che hanno ottenuto la sospensione delle rate con il precedente Piano Famiglia dell’Abi, avviato nel 2009 e concluso il 31 marzo 2013 (6.984 euro l’importo medio sospeso, 686 milioni il totale). In tutto, sono dunque almeno 108.500 i privati che hanno usufruito finora della moratoria sui mutui. Non tutti sanno, però (benché sia scritto nei fogli informativi), che alla ripresa dei versamenti regolari delle rate c’è un conto da pagare.

La legge prevede infatti che il Fondo di solidarietà per l’acquisto della prima casa, nel periodo di sospensione del mutuo, paghi soltanto una fetta degli interessi dovuti dal cliente: quella ai parametri di mercato. Per i mutui a tasso variabile (cioè composto dall’Euribor più lo spread, il valore percentuale che ogni banca aggiunge), al mutuatario resterà da versare solo lo spread. Per i mutui a tasso fisso – composti, per esempio, da Irs più spread – invece, resterà lo spread, più la differenza fra l’Irs di oggi e quello alla data di stipula del mutuo. Siccome i tassi sono in discesa, chi ha sospeso un mutuo a tasso fisso paga gli interessi quasi per intero.

Ecco due esempi, elaborati con Anna Vizzari di Altroconsumo (associazione di consumatori che non ha sottoscritto l’accordo per il Fondo). Primo caso. Il signor Rossi (reddito Isee sotto i 30 mila euro) ha acceso un mutuo prima casa di 100 mila euro a 20 anni nel dicembre 2008, al tasso fisso del 5% (Irs 20 anni 4% più spread 1%). Chiede una sospensione di 18 mesi perché ha perso il posto. Il suo capitale residuo è di 83.455 euro a 15 anni; ne dovrà versare invece 86.494, perché vanno aggiunti oneri di sospensione per 3.039 euro. Il Fondo di solidarietà paga infatti solo la quota d’interessi al 2,49% (odierno valore dell’Irs a 15 anni). Al signor Rossi resta in carico il 2,51%. E se il mutuo fosse variabile? Si paga solo lo spread: oneri per 1.211 euro.

Secondo caso: mutuo ventennale di 150 mila euro, stesse condizioni. Già pagati dieci anni, capitale residuo di 93.332 euro. Con gli oneri di sospensione sale a 97.244 euro (+3.912) per il tasso fisso e a 94.653 euro (+1.322) per il variabile. Va detto che con il precedente Piano famiglie Abi (che consentiva la sospensione solo per 12 mesi) il conto finale era maggiore, perché tutto l’interesse rimaneva in capo al cliente: nei nostri esempi, 6.055 euro nel primo caso e 6.608 euro nel secondo (a tasso fisso).

E come si pagano gli oneri di sospensione? Volendo, si spezzettano e si aggiungono alle rate. Ma per l’Associazione bancaria italiana non c’è il rischio di pagare interessi sugli interessi: «È un valore incrementale della rata che non genera nuovi interessi. La cosa importante è che la legge ti permette di sospendere il pagamento».

Ora, è chiaro che l’esempio dei 18 mesi è un caso limite: si può sospendere la rata per un solo mese, o sei, e si pagherà di meno. Ed è anche vero che la moratoria è utile a tante famiglie con criticità sociali, che hanno esigenze immediate di liquidità. «È come se avessi la possibilità di un anno e mezzo in più di finanziamento, a un tasso inferiore a quello che si avrebbe se si accendesse un nuovo mutuo – dicono all’Abi -. E la banca ha un costo: se il cliente deve ridare il capitale in dieci anni lo restituisce in 11 pagando gli interessi, ma molto frazionati nel tempo». «Però nell’attuale situazione di mercato gli oneri da sopportare possono essere pesanti, soprattutto per chi ha mutui a tasso fisso», dice Altroconsumo. Basta saperlo .

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Conti correnti, da ottobre si parte con i controlli retroattivi al 2011

Il Grande fratello tributario si mangia così il segreto bancario. Il fisco, peraltro, è già in possesso di informazioni detta- gliate su ciascuno di noi: possesso di automobili, case, bar- che, ma anche intestazioni di utenze (acqua, luce, gas, telefoni). Ora, entro il 31 ottobre le banche e gli altri operatori finanziari dovranno trasmettere per via telematica dall’archivio dei conti correnti (che già esiste) i dati integrativi relativi ai saldi e ai movimenti del 2011. Questa misura molto temuta, e che aveva suscitato molte pole- miche in tema di violazione della privacy, fornirà all’agenzia delle Entrate i dati accorpati: saranno cioè disponibili i saldi di quanto versato e quanto prelevato in banca da ciascuno, non la movimentazione di dettaglio del singolo conto corrente.

E quindi si comincia ad ottobre:

Fatto sta che a partire da ottobre scatteranno le pri- me stangate, quando inizieranno ad affluire i dati relativi al 2011 per verifiche retroattive. Quelli del 2012 saranno invece inviati entro il 31 marzo del prossimo anno. Poi il rito si ri- peterà entro il 30 aprile di ogni anno per i movimenti finanzia- ri dell’anno precedente. Fra un anno, entro il 31 marzo 2014, dovranno essere forniti i dati relativi al 2012. Il sistema andrà dunque a regime a fine aprile del 2015, termine ultimo per comunicare i movimenti del 2014.

tratto da LIBERO

Monte Paschi:esiste un filmato, tragico, sulla morte di David Rossi.

Le telecamere puntate sulla via dei Rossi, sul retro di Rocca Salimbeni, dove mercoledì sera il capo della comunicazione del Montepaschi ha deciso di lanciarsi nel vuoto dalla grande finestra del suo ufficio a dieci metri d’altezza, avrebbero ripreso il corpo che di schiena sta per […]

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Esiste un filmato, tragico, sulla morte di David Rossi. Le telecamere puntate sulla via dei Rossi, sul retro di Rocca Salimbeni, dove mercoledì sera il capo della comunicazione del Montepaschi ha deciso di lanciarsi nel vuoto dalla grande finestra del suo ufficio a dieci metri d’altezza, avrebbero ripreso il corpo che di schiena sta per subire l’impatto a terra. I filmati sono stati acquisiti già mercoledì notte dai magistrati di Siena e dalla squadra mobile. Rossi non sarebbe morto sul colpo. Il video riporta l’ora della caduta, le 19.59, ma sembra che l’orologio sia sfalsato di 15-20 minuti; la chiamata ai Carabinieri da parte di un passante che ha avvistato il corpo è arrivata alle 20.44. Le telecamere hanno registrato per venti minuti un corpo inanimato. Il cadavere del manager Mps sarebbe rimasto dunque una ventina di minuti nel vicolo prima che scattasse l’allarme. Nei filmati si vede anche una persona che si avvicina al corpo e poi si allontana ed è presumibilmente la stessa persona che ha chiamato il 112. Sarà comunque l’esito dell’autopsia, svolta ieri pomeriggio dal professor Mario Gabbrielli del Policlinico senese, a chiarire tempi e aspetti medico- legali del decesso del manager- giornalista 51enne, da sei anni alla guida delle relazioni esterne di Mps prima con il presidente Giuseppe Mussari — che lo aveva voluto con sé in banca dopo averlo avuto come portavoce alla Fondazione Mps dal 2001—poi con i nuovi vertici, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola. Il fascicolo sul suicidio di Rossi è in mano al pm di turno Nicola Marini che è affiancato dai tre magistrati che indagano su Antonveneta e sui buchi causati dai derivati, Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso. Dopo essere rimasti in Mps mercoledì notte fino alle 2.10, ieri hanno effettuato un altro sopralluogo in due tempi, fino alle 16. Sono stati acquisiti i file informatici di Rossi, anche quelli del pc di casa, le chiavette usb e due cellulari trovati sulla scrivania. Sembra che poco prima di togliersi la vita Rossi avesse effettuato una lunga telefonata; subito dopo ci sarebbero diverse chiamate a vuoto da parte della moglie Antonella. Rossi avrebbe spedito anche diversi messaggi. Nel suo ufficio sono stati trovati anche tre biglietti, brevi frasi scritte a mano (sembra indirizzate alla moglie), poi gettati nel cestino quasi fossero prove di un testo definitivo. Tra questi quello con scritto: «Sto morendo, ho fatto una caz…». I pm hanno ascoltato diverse persone: il fratello del giornalista, la cognata, la moglie (sembra la stessa notte), e ieri pomeriggio Profumo, come persone informate sui fatti, alla ricerca di che cosa possa aver spinto Rossi al suicidio. Le testimonianze degli amici lo descrivono come «preoccupato» e «depresso »: pare temesse di essere allontanato dall’istituto, ma fonti giudiziarie definiscono la voce «destituita di fondamento ». Anche ieri sera Viola ha ribadito che «David aveva la nostra fiducia, basata su solide fondamenta costituite da una grande professionalità, attaccamento alla banca, sensibilità e dedizione. Qualsiasi tipo di illazione è infondata». La voce comunque girava nell’ambiente finanziario e potrebbe essere arrivata all’orecchio di Rossi, aumentandone le preoccupazioni e la latente depressione, già alimentata dalla recente scomparsa del padre. La perquisizione subita in ufficio e a casa il 19 febbraio lo aveva messo in agitazione, anche se anche ieri gli inquirenti hanno ribadito che «Rossi non era indagato e non c’erano elementi per un suo coinvolgimento nell’inchiesta». Un suo presunto ruolo come «canale» tra Mussari e l’ex direttore generale, Antonio Vigni, entrambi indagati, è un’ipotesi che non trova conferme né smentite. Anche il nuovo fascicolo per insider trading legato alla fuga di notizie di venerdì scorso sulle cause contro le banche estere Deutsche Bank e Nomura per il loro ruolo nei derivati potrebbe aver contribuito al turbamento di Rossi. Ieri fonti investigative ipotizzavano una relazione tra il suicidio e l’indagine — nata da un esposto della banca — , che però non aveva toccato Rossi. I pm hanno perquisito nei giorni scorsi due consiglieri d’amministrazione, Lorenzo Gorgoni e Michele Briamonte, anch’essi non indagati. Il timore di Mps era che la fuga di notizie potesse avvantaggiare le banche estere dando loro modo di incardinare a Londra la causa civile così da renderla più difficile per Siena. Ma a spingere Rossi — noto come persona rigorosa, riflessiva e analitica—potrebbe essere stato un complesso di circostanze e timori, sia per il passato sia per ciò che sarebbe potuto emergere dall’inchiesta. Agli amici ripeteva: «Ho sempre pensato di avere fatto il mio dovere, ma poi quando ti succedono queste cose ti chiedi se hai fatto tutto bene».Fonte

Vuoi un mutuo?…Se sei cinese non c’è problema,anche se dichiari zero reddito.

Abiti a Prato? Vorresti comprare casa? Ottimo! Se sei cinese puoi farlo, la banca ti concederà il mutuo senza problemi, non serve nemmeno che tu abbia un reddito tale da potertelo permettere.

Siamo veramente arrivati alla frutta, è notizia di questi giorni che il comune di Prato, grazie alla sua attività di lotta all’evasione fiscale, ha scoperto e prontamente segnalato all’agenzia delle entrate, che molti soggetti di nazionalità cinese con dichiarazioni dei redditi al limite della sopravivenza erano in realtà intestatari di beni immobili e auto di grossa cilindrata, alcuni di questi fascicoli sono già stati inviati anche alla procura di prato.

Negli ultimi quattro anni molte banche della zona hanno concesso almeno mille mutui a cittadini cinesi per un importo di ca. 200 milioni di euro, fin qui niente di strano se non fosse che gli intestatari dei mutui non rientrano nei classici parametri di reddito richiesti invece ai cittadini Italiani, una forma di razzismo al contrario.

L’assessore alla sicurezza Aldo Milone, dopo aver accertato che dalle carte a disposizione delle Agenzia delle Entrate, non risulta nessun garante per mutui concessi a persone con redditi anche inferiori ai 5000 euro annui, ha richiesto l’intervento di Bankitalia.

C’è addirittura un caso limite di un ragazzo cinese che nel 2006 è riuscito ad ottenere un mutuo da 250000 euro senza l’intervento di nessun garante presentando una dichiarazione dei redditi del 2005 di 227 euro, sappiamo bene che nessuna banca avrebbe mai concesso un mutuo del genere oltretutto senza garanzie ed il sospetto che in realtà esistano dei garanti occulti a dispetto della legge che prevede che i garanti siano palesi e dimostrino la provenienza legale delle somme messe come fondo di garanzia.

Voglio sperare che le varie filiali avessero già segnalato queste anomalie a Bankitalia prima dell’intervento dell’assessore Milone, questo ci permetterebbe di mantenere ancora un barlume di fiducia sull’operato delle banche, fiducia che alla luce degli ultimi eventi è ridotta veramente ai minimi termini.

Visti i fatti di cui sopra, mi auguro che vengano fatti ulteriori controlli su tutto il territorio Italiano perchè sospetto che non sia una pratica circoscritta solo alla zona di Prato.

Concludo con una dichiarazione dello stesso assessore Aldo Milone: “Ad attendere la risposta non è solo l’Amministrazione Comunale ma la città tutta. Mi riferisco in particolare ad artigiani, commercianti, piccoli imprenditori e i cittadini che si sono visti sbattere la porta in faccia nonostante le garanzie presentate e con dichiarazioni dei redditi ben superiori a quelle dei più fortunati cittadini cinesi. La giunta Cenni si muoverà con ogni mezzo a sua disposizione perché gli organi chiamati a vigilare svolgano come si deve la loro funzione. Pecunia non olet, ma a tutto c’è un limite”.

Aggiungerei che non solo la città di Prato attende una risposta ma tutta l’Italia.Fonte

Mps, conti correnti al sicuro.

ROMA – La Monte dei Paschi di Siena è crollata in Borsa il 23 gennaio, ma i risparmiatori non dovranno temere per i propri conti correnti. Il Corriere della Sera spiega che la banca non ha problemi di liquidità e lo scandalo dei derivati, che ha portato alle dimissioni di Giuseppe Mussari dell’Abi, influisce sulle operazioni in orsa a non sui conti correnti.

La Mps inoltre è coperta dal Fidt, il Fondo interbancario di tutela depositi, che garantisce ai risparmiatori le somme depositate per un valore massimo di 100mila euro, spiega il Corriere della Sera:

” Il fondo copre le somme depositate fino a un valore massimo di 100 mila euro per titolare di conto e per azienda di credito. Chi ha più conti nella stessa banca, quindi, ha diritto a una copertura massima di 100 mila euro. Se invece ho tanti conti in diversi istituti e, per assurdo, tutte le banche dove sono cliente fallissero in contemporanea, avrei diritto a 100 mila euro (se possiedo così tante sostanze liquide) per ogni banca.

Nel caso di conti cointestati, il limite dei 100 mila euro si applica per ogni testa. Il tempo di rimborso è di 20 giorni lavorativi, più altri dieci di eventuale proroga, che viene concesso dalla Banca d’Italia solo in casi eccezionali.”.

Il discorso non cambia per Titoli di Stato, bot, cct, azioni, obbligazioni ed oro, che rimangono di proprietà di chi le deposita. Nel caso di problemi per la banca i depositi di questo tipo vengono restituiti al legittimo proprietario. Ma per le obbligazioni bancarie la situazione cambia, spiega il Corriere della Sera:

“I bond bancari hanno diversa natura e non tutte le emissioni mettono al sicuro nel caso estremo del fallimento. E i fondi comuni? Anche in questo caso un certo grado di sicurezza non manca. Il patrimonio è conservato in una banca depositaria che è terza rispetto all’istituto che li colloca e che li distribuisce”.Fonte