Per la Corte di Cassazione il poker è un gioco d’abilità

Altro colpo a favore dei circoli di poker, ma la regolamentazione resta ancora un punto di domanda.

Riuscirà l’ennesima sentenza a favore del poker live, arrivata stavolta dalla Corte di Cassazione, a smuovere le acque di un settore, quello dei circoli, che continua a vivere in un limbo, sospeso tra la legalità e la non-legalità (perché a questo punto non si può parlare di illegalità)?

La notizia non è nuova, e di pronunciamenti pro-poker da parte della Giustizia ce ne sono già stati parecchi. Ma stavolta la Corte di Cassazione è stata piuttosto chiara: “Il Texas Hold’em non è gioco d’azzardo e pertanto non è reato organizzare tornei, dato che si tratta di un gioco in cui l’abilità prevale sull’alea”. E tanti saluti alla procura di Alessandria, che aveva chiesto il sequestro di un circolo in cui si giocavano tornei di poker da 50 euro.

La Cassazione è andata oltre, stabilendo alcuni paletti che potrebbero rappresentare un punto di partenza verso quella regolamentazione che la classe politica promette agli amanti dell’Hold’em ormai da anni, ma che continua a rimandare a tempo indeterminato.

La Corte ha infatti stabilito che le forme “tradizionali” del poker sono da considerare giochi d’azzardo, ma che i tornei di poker sono invece giochi di abilità e che gli eventi di Texas Hold’em dal vivo rientrano in questa categoria, purché il buy-in sia prefissato e non ci sia la possibilità di effettuare re-buy; inoltre ai giocatori deve essere garantita la stessa quantità di chip iniziali e i premi (in denaro o altri beni) devono essere stabiliti prima dell’inizio del gioco.

Non viene specificato, ma è facile ritenere come per “forme tradizionali di poker”, la Corte di Cassazione intenda riferirsi al cash game, dove – tra le altre cose – decade il principio per il quale a tutti i partecipanti, all’inizio di una partita, viene consegnato lo stesso numero di chip.

Nel cash game, come ben sappiamo, ciascun giocatore può dotarsi di quante chip desidera, rispettando i limiti del tavolo. Inoltre, nelle partite cash non è possibile prevedere quanto si vincerà (o quanto si perderà).

Il ragionamento della Cassazione può anche essere discutibile, ma è evidente come una sentenza del genere potrebbe (e dovrebbe) indurre chi di dovere ad affrettare la reintroduzione del poker live al di fuori dei casinò, cosa che in teoria sarebbe dovuta avvenire già a gennaio, quando è scaduto – invano – il bando per le prime 1.000 concessioni.

Lo abbiamo già scritto più volte, ma purtroppo tocca ripetere ciò che ormai è diventato un mantra: non ci resta che (piangere?) aspettare.

http://www.pokerlistings.it

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