Le vedove nere della Russia

Nella regione del caucaso, le donne islamiche che perdono figli e mariti combattono nella rivoluzione islamica contro la Russia

Le vedove nere della Russia

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Il 4 gennaio scorso, gli uffiiciali locali del Dagestan sono andati a casa di Zuleikha Karnayeva e le hanno mostrato la foto del più grande amore della sua vita: suo figlio Khan, che aveva mandato a studiare l’arabo a Il Cairo circa un anno prima. Nella foto il ragazzo aveva lo stesso sorriso di sempre, ma era vestito in mimetica e teneva un kalashnikov in mano. Gli ufficiali hanno detto alla donna che Khan non si trovava in Egitto per studiare, ma sarebbe diventato un rivoluzionario che lotta contro la Russia ricercato dai servizi di sicurezza federali. La donna si sentì’ il cuore arrivare in gola: “quel giorno tutto ha perso senso”, ha detto. Se una volta amava i pantaloncini corti e le maglie che mostrano l’ombelico, la donna ora indossa vestiti lunghi e coprenti e un jihab nero e si è unita alla comunità di musulmani salafiti russi. La donna ha quindi iniziato a cercare tracce di Khan in tutti i siti vietati che mostravano le attività dei guerrieri musulmani: ha trovato un video in cui compariva il figlio e l’ha guardato centinaia di volte fino a che non è stato rimosso da internet. Ora ogni due settimane la polizia si reca a casa della donna in cerca di esplosivi. Il 6 maggio dello stesso anno, degli uomini in divisa mimetica hanno evacuato tutte le case di via Dostoevskij, dove vive la Karnayeva e hanno arrestato il marito della donna, tornato a casa dopo n’assenza di molti anni e un periodo in carcere. Circa un’ora dopo, la donna ha sentito un’esplosione: gli ufficiali avevano fatto esplodere la sezione anteriore della sua casa perchè si trattava di un’operazione anti-terrorismo. La stessa settimana sono state fatte saltare in aria altre due case. La Karmayeva è stata lasciata con una casa a metà in mezzo alle macerie della sua “vita senza senso”. La storia è stata riportata dal Daily Beast.

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DONNE SOLE – Storie come quelle della Karmayeva sono tristemente comuni nelle montagne del Caucaso, dove la diffusione dell’Islam e della violenza ha radicalmente cambiato le abitudini di vita di molte donne. Se in precedenza molte di queste ragazze dovevano rassegnarsi all’idea di andare in spose a sconsciuti tramite un matrimonio combinato, negli ultimi anni sono state lasciate a casa da mariti e figli che sono andati a vivere nelle foreste per unirsi alle truppe dei rivoluzionari, molti dei quali sono morti spezzando il cuore a madri e mogli abbandonate a loro stesse. In questi casi, molte donne si convertono all’islam più conservatore in cerca di qualche connessione spirituale con i loro morti. La polizia ha segnalato centinaia di casi in cui donne salafite sono state indicate come “terroriste” che aiutano gli insorti e non sempre ha avuto torto. Negli ultimi 12 anni infatti, 46 donne si sono trasformate in bombe umane commettendo in tutto 26 attacchi terroristici suicidi. La maggior parte delle attentatrici provenivano dalla Cecenia o dal Dagestan. Nel 2010, dopo che due donne del Dagestan si sono fatte esplodere nella metropolitana di Mosca, la polizia ha pubblicato una serie di foto che ritraevano le 22 “vedove nere”, ovvero quelle donne così disperate da poter commettere attentati suicidi e aiutare i terroristi.

EMARGINATE DALLA SOCIETA’ – Dopo che la lista con i nomi e le foto è diventata pubblica, la vita di queste donne è diventata ancora più cupa: le persone hanno iniziato ad additarle per strada, i datori di lavoro le hanno licenziate, gli insegnanti trattavano male i loro figli. Alcune di loro hanno continuato a farsi saltare in aria, ma ora, nel periodo antecedente alle olimpiadi invernali di Sochi, la repressione del fenomeno da parte della polizia è diventato particolarmente aggressivo. Questa primavera, come “mossa preventiva” i funzionari hanno fatto saltare in aria le abitazioni di alcune vedove, proprio come è accaduto aa Zuleikha Karnayeva. Mentre non sono ancora chiare le motivazioni che spingono queste “vedove nere” a commettere gli attentati, è chiaro il filo conduttore dell’esistenza di queste donne sia la sofferenza accompagnata dalla solitudine. Nel Caucaso, amore e frustrazione  sessuale sono argomenti tabù, di cui non si può parlare nemmeno con le amiche più intime. Kheda Saratova, un’attivista per i diritti umani, ha intervistato queste donne nel tentativo di scoprire quali siano i traumi interiori che le spingono ad aderire al movimento militante radicale. “Parlano solo di problemi di routine o della casa, ma mai dei problemi relazionali o della loro vita sessuale, temono di essere umiliate pubblicamente”, ha detto la Saratova. Da giovane la Karnayeva non avrebbe mai pensato di diventare un’emarginata: come la maggior parte delle ragazze del Caucaso si era sposata grazie a un matrimonio combinato con un uomo di nome Asadula, che le ha permesso però di vestirsi con abiti occidentali.

I MARITI COME MARTIRI – Nel 2003, Asadula era scomparso: la Karnayeva ricevette presto notizia del fatto che un tribunale di Mosca lo aveva condannato a tre anni di carcere e di lì a poco gli sarebbe stata diagnosticata la schizofrenia. La donna perse molto peso, si trasformò in un automa, continuando a lavorare come cameriera durante i matrimoni. Nel villaggio della Karnayeva, le ragazze musulmane conservatrici vedono il martirio dei loro uomini nella guerra contro la Russia come una cosa estremamente positiva: “E’ morto difendendo l’islam  ed è divenuto un martire, che per me è una bella notizia”, ha detto Anzhela Dolgatova, una giovane donna in un’intervista rilasciata il 19 maggio dell’anno scorso dopo che suo marito è rimasto ucciso durante un’operazone speciale.

http://www.giornalettismo.com

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