e-cig maxitassa calano le vendie

Ovale, uno dei principali operatori del settore, denuncia gli effetti devastanti seguiti all’annuncio della maxi imposizione sullo svapo: fatturato dimezzato, negozi che chiudono e migliaia di disoccupati. Così per il provvedimento diventa un boomerang per l’Erario

 

MILANO – Finita la pausa estiva, riparte la crociata delle compagnie delle sigarette elettroniche nell’estremo tentativo di evitare una stangata che metterebbe a rischio il settore. Mentre ci si divide ancora tra chi sostiene la pericolosità per la salute e chi invece ne magnifica le potenzialità come alternativa “salutare” al fumo, Ovale, uno dei principali produttori, mette in fila gli effetti dell’annuncio della tassa: fatturato in picchiata, negozi che chiudono, migliaia di disoccupati, danni all’editoria per mancati incassi pubblicitari. Questi i risvolti legati all’equiparazione delle sigarette elettroniche, le e-Cig, alle ‘bionde’ tradizionali. Un settore che, dopo un boom iniziale, ora è costretto a tirare i remi in barca. “Con il solo annuncio del decreto che prevede una tassazione spropositata per le e-Cig e gli accessori, – spiega Ovale – il gruppo ha subito una perdita del 50% del fatturato”.

La maxi-tassa. Dopo varie ipotesi per trasformare in gettito per l’Erario un boom industriale raro negli ultimi tempi, come quello delle e-Cig, l’approvazione della tassazione è arrivata con il pacchetto di norme su Lavoro e Occupazione, momento nel quale si è scongiurato l’aumento Iva fino a ottobre, che ha aumentato al 58,5% la tassazione sulle sigarette elettroniche (batterie, ricariche ed essenze anche senza nicotina). L’associazione di categoria – l’Anafe – era salita sulle barricate parlando di “omicidio premeditato di un intero settore con 5.000 posti di lavoro a rischio”. Stando ai calcoli del presidente Anafe, Massimiliano Mancini, la tassazione – unita all’Iva che è già prevista – arriverebe così all’80% del prezzo finale, a partire dal gennaio 2014.

Gli effetti “collaterali“. Secondo Ovale, però, sarà proprio l’Erario ad avere la peggio: l’incasso tra Iva e tasse si ridurrebbe infatti di centinaia di milioni. L’intervento rischia così di trasformarsi in un vero e proprio boomerang. “A fine anno la stima è che il calo del fatturato raggiungerà almeno l’80%. Il danno avrà ripercussioni sociali ed economiche di enorme portata. Secondo i nostri studi”, senza la maxi-tassa “lo Stato avrebbe continuato ad incassare, soltanto dal gruppo Ovale, tra i 60 e i 70milioni di euro (tra Iva e tasse varie); ora quella cifra probabilmente si ridurrà a pochi milioni di euro”.

Al flop per le casse pubbliche si aggiunge che “la maggior parte dei negozi costretta a chiudere (su 400 punti vendita Ovale, la metà ha già disdetto i contratti di affitto), lasciando senza lavoro tra le 1000 le 1500 persone, disoccupati che peseranno sul welfare. Infine possiamo dire con certezza che ci saranno danni anche per il settore dell’editoria in quanto solo la nostra azienda ha investito per la pubblicità, nell’ultimo anno, circa 2 milioni di euro sui media nazionali, e i rivenditori circa 1 milione su quelli locali. Una spesa che sarà immediatamente azzerata dall’equiparazione senza senso ai tabacchi, che vieta qualunque forma di promozione”.

Produttori in trincea. Prima della pausa estiva, la stessa Anafe aveva dettato l’agenda per cercare di far cambiare opinione all’esecutivo. Pur apprezzando il lavoro fatto dal ministero della Salute, che ha esteso il divieto di svapo ai minorenni e regolamentato l’uso delle e-Cig e la loro pubblicizzazione, Anafe ha sempre ripetutto chiaro e tondo che il vero macigno è la tassazione. La sua agenda per la ripresa dei lavori mette al primo posto il “confronto con il Mef, il ministero della Salute e il ministero dello Sviluppo Economico per monitorare il mercato e fare in modo che i numeri del settore divengano ufficiali, in modo da far condividere l’insostenibilità della tassazione”.

L’anticipazione per l’Imu. La tensione torna oggi a salire nuovamente tra i produttori, se si considera che alcuni nella maggioranza ipotizzano di anticipare la tassa per trovare la copertura per abolire l’Imu. Per questo Mancini ha inviato una lettera aperta al ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, nella quale esprime “notevole stupore” e descrive la proposta come una “anticipazione della data di omicidio premeditato” del settore.

Il blitz sullo svuota-carceri. La tassazione sullo “svapo”, come si chiama in gergo il fumo elettronico, è stata a lungo rincorsa per cercare fondi necessari alle casse statali. Il comparto è stato così tirato per giacchetta più volte: le maxi-imposte erano state annunciate anche nell’ambito della discussione sul ddl svuota carceri. Allora si prevedeva un’imposizione – sempre al 58,5% – a partire dal 1 settembre che avrebbe garantito un gettito di 35 milioni da destinare al personale delle carceri. Il relatore D’Ascola aveva però ritirato la proposta di modifica che era stata approvata dalla commissione Giustizia di Palazzo Madama, anche a seguito delle proteste della categoria che ha iniziato a puntare il dito contro la “lobby dei tabaccai”, rea secondo le accuse di voler tagliar fuori operatori concorrenziali. Già allora, a luglio, il settore iniziava a denunciare l’inversione di tendenza economica: da maggio a giugno – si diceva – hanno chiuso 123 punti vendita con sole due nuove richieste di aperture. Da gennaio ad aprile 2013 invece i nuovi negozi erano stati 370 con 200 richieste.

repubblica.it

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