Germania: oltre 50 mila cavie in ospedali dell’ex DDR

AbortirethOltre 50 mila pazienti fecero da cavie in circa 600 istituti sanitari della ex DDR, fino al 1989. E spesso i malati non sapevano di essere sottoposti a farmaci in via di sperimentazione nelle imprese della Germania dell’ovest. Lo ha rivelato il settimanale der Spiegel, secondo il quale la diffusione di questo fenomeno era più ampia di quel che si sia saputo finora.

“Molti di loro morirono”, scrive il magazine. Mentre per alcune ricerche farmaceutiche sono stati pagati centinaia di migliaia di marchi tedeschi. Spiegel cita fra le fonti atti del ministero della Sanità dell’ex regime socialista, e della Stasi.

L’attacco di Gasparri alla giornalista di Rainews

Maria Laura Carcano viene presa di mira dal senatore PdL durante la diretta della manifestazione di Brescia

Solidarieta’ alla collega Maria Laura Carcano’ viene espressa dal cdr di Rainews24 ‘per l’aggressione verbale subita da parte di Maurizio Gasparri nel corso del collegamento col canale sabato 11 maggio da Brescia in concomitanza con la manifestazione del Pdl’. Un video su Yutube che racconta l’accaduto

Il video dell’uomo che mangia il cuore del soldato

In un video, postato su alcuni siti tunisini, si vede un uomo, definito un jihadista di Jabhat an Nusra – formazione ispirata ad al Qaida che combatte fra i ribelli siriani contro il regime di Assad – strappare con un coltello, dal cadavere di un giovane che indossa una divisa militare simile a quella dell’esercito lealista siriano, il cuore e mangiarne a morsi dei pezzi.

IL VIDEO DELL’ORRORE – Non e’ possibile verificare in modo indipendente la veridicita’ dei contenuti del video. Nella parte bassa del video, di cattiva qualita’ e della durata di 36 secondi, si vede la scritta Fb.com/Siria.Truth. (il logo dell’emittente e’ in alto nell’immagine). Sullo sfondo si intravede una citta’ e, subito dietro il cadavere che si trova in una grande buca, sembrano esserci dei calcinacci. Quando il miliziano asporta il cuore e lo innalza, mostrandolo alla telecamera prima di staccarne a morsi un pezzo, si sente qualcuno fuori campo dire ‘Allahu akbar’.(ANSA).

Un vaccino personalizzato contro il cancro alla prostata


vaccino peptidico glucocorticoide desametasone agenti citotossici Un vaccino personalizzato peptidico con desametasone è risultato significativamente più efficace del solo desametasone nel trattare il cancro alla prostata resistente alla castrazione. Il ricercatore Takahiro Kimura, MD della Jikei University School of Medicine di Tokyo, Giappone, afferma che questi vaccini peptidici, selezionati sulla base della reazione immunitaria del paziente, permettono di combattere il cancro in modo più naturale, senza usare agenti citotossici. Il desametasone è un glucocorticoide noto per svolgere un’attività antitumorale nei pazienti con cancro alla prostata resistente alla castrazione. Poiché l’espressione degli antigeni tumorali cambia a seconda del paziente, risulta necessario personalizzare il vaccino peptidico. Lo studio che ha permesso di fare questa scoperta è stato condotto su 71 pazienti. Ricerche precedenti riguardanti i vaccini avevano in passato dimostrato che non esiste una correlazione tra l’efficacia ed il tempo della progressione e che, quindi, per giudicare il beneficio clinico prodotto dal vaccino, doveva essere valutata la sopravvivenza globale del paziente. Per tale motivo, i ricercatori continuano a seguire con notevole interesse questo studio al fine di scoprire se il vaccino peptidico con desametasone è realmente in grado di prolungare la sopravvivenza dei malati. Secondo il dottor Kimura, la progressione del PSA non è sempre un fattore predittivo della sopravvivenza globale e che, quindi, per valutare quest’ultima, occorre monitorare a lungo i pazienti.

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Se lo Stato spende un miliardo al mese in affitti assurdi. E scoppia lo scandalo del contratto a Mps

Nella storia della commedia all’italiana questa si guadagna una piazza sul podio. Perché dentro ci sono tutti, da Berlusconi a Prodi. Perché è indicativa per comprendere come abbia fatto la nostra spesa pubblica a crescere in maniera così vertiginosa. Perché è firmata da quel Sergio Rizzo che ben conosce i meandri oscuri della Casta. Può uno Stato sull’orlo del default spendere un miliardo al mese in affitti? E, soprattutto, possibile che debba persino accollarsi il contratto di quel buco nero chiamato Monte dei Paschi?

 

 euro bruciatiCi sono storie che da sole spiegano come ha fatto la nostra spesa pubblica a superare il 50 per cento del Prodotto interno lordo in un Paese che continua a impoverirsi. Storie che, chissà perché, hanno sempre lo stesso protagonista: gli immobili. Una di queste riguarda un affare che coinvolge il Monte dei Paschi di Siena, banca precipitata in una crisi senza precedenti, e il dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia. E riguarda un grande palazzo, a Roma, davanti al Colosseo. Si tratta della vecchia sede delle esattorie, gestite appunto dalla banca senese, che non a caso ha anche una filiale al piano terra del medesimo stabile.

 

Tutto ha inizio nel settembre del 2010. Va ricordato il contesto. Qualche mese prima il governo di Silvio Berlusconi è stato costretto a una dura manovra economica per decreto: la speculazione internazionale aveva già assalito i Paesi più deboli dell’eurozona e ora inquadrava nel mirino anche l’Italia. Era dunque necessario alzare uno scudo, che sarebbe tuttavia crollato dopo qualche mese: ecco allora un primo giro di vite alle pensioni, ecco il taglio degli stipendi più alti dei dirigenti pubblici, ecco il tentativo di sforbiciare i costi della politica.

 

Mentre nelle stanze del Tesoro circolavano tabelle che dimostravano come la spesa pubblica stava assumendo proporzioni sempre più preoccupanti, nelle stanze accanto si pensava di spendere altri soldi. In che modo? Affittando dai privati una nuova sede. Il bello è che negli anni precedenti le Finanze avevano ceduto i propri immobili con la motivazione di contribuire all’abbattimento del debito pubblico, che a dispetto di ciò continuava a crescere.

 

 A questo punto salta fuori il Monte dei Paschi di Siena, che attraverso una società immobiliare della quale è presidente Alfredo Monaci, futuro candidato alle elezioni politiche del 2013 con la lista Monti nonché fratello del presidente del consiglio regionale della Toscana Alberto Monaci (Pd ex Margherita), possiede a Roma un immobile che capita come il cacio sui maccheroni.

 

Superficie adeguata alle esigenze, collocazione deluxe: di fronte al Colosseo. Il contratto d’affitto viene stipulato con decorrenza primo gennaio 2011. Importo: 7 milioni 260 mila euro. Ma ci sono da fare i lavori di ristrutturazione, che costeranno una quindicina di milioni. A carico, di solito, del proprietario.

 

E qui si apre un’altra pagina di questa storia. Perché il Monte dei Paschi, già in affanno dopo l’acquisizione dell’Antonveneta e il titolo che precipita in borsa, decide di vendere. Delibera di cedere a non meno di 132 milioni, per portare a casa almeno una trentina di milioni di plusvalenza rispetto al valore di bilancio. Purtroppo però il mercato è depresso, e anche un immobile tanto prestigioso è difficile da cedere a un buon prezzo. C’è però un fondo, che si è costituito da qualche mese. Lo gestisce una società del gruppo Mittel del quale è presidente Angelo Rovati, già fund raiser di Romano Prodi alle elezioni del 2006, famoso ex cestista del passato divenuto poi imprenditore e scomparso proprio in questi giorni.

 

Il Monte conferisce il palazzo a quel fondo, le cui quote vengono acquistate da un altro fondo. È il Fondo di previdenza dei dipendenti delle Finanze, alimentato con il premio-incentivo che tutti gli anni tocca a loro per i risultati ottenuti sul fronte della lotta all’evasione fiscale. L’investimento è ottimo, per loro: 7 milioni e mezzo, fra le pigioni pagate dal loro ministero e l’affitto dei locali dove sta la filiale del Monte dei Paschi, significano un interesse di quasi il 5,8 per cento.

 

Ovvero, un rendimento ben superiore al costo di un mutuo immobiliare. Invece è meno buono, decisamente, per i contribuenti. Perché quando i 18 anni del contratto saranno scaduti, lo Stato avrà speso una cifra che sarebbe stata più che sufficiente a comprare quel palazzo, ma non avrà nemmeno un mattone in mano.

 

palazzo-normanni-affittatoL’operazione può avere mille giustificazioni: ne siamo certi. Ma non può non lasciare interdetti, tanto più se si considerano le dimensioni enormi del patrimonio immobiliare pubblico, il cui valore commerciale è stimato in almeno 400 miliardi di euro, e lo stato in cui questo versa. Di più. Mentre si avviavano alla conclusione gli imponenti lavori di ristrutturazione del palazzo di via dei Normanni, il governo Monti avviava un piano per risparmiare sugli affitti passivi pagati dalla pubblica amministrazione, con la prospettiva dichiarata di realizzare economie per 56 milioni di euro l’anno entro il 2015.

 

Il solo ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha appena preso in affitto quel palazzo del Monte dei Paschi, conta di risparmiare 13 milioni e mezzo. Goccioline, in un mare sterminato. Su Panorama Giuseppe Cordasco ha rivelato l’esistenza di una stima secondo cui lo Stato italiano ha in affitto dai privati qualcosa come 10.108 immobili, con un costo annuale di un miliardo 215 milioni di euro. Ovvero, poco meno di un terzo del gettito dell’Imu sulla prima casa.

 

Ma è una stima per difetto, se si considera l’immenso capitolo degli affitti passivi delle Regioni, delle Province e dei Comuni. Voci che potrebbero addirittura moltiplicare per dieci quel numero, facendolo salire all’incredibile valore, secondo valutazioni che circolavano qualche settimana fa tra i ministri del governo di Mario Monti ormai sull’uscio di Palazzo Chigi, di 12 miliardi di euro. Il triplo dell’Imu sulla prima casa.

 

La casistica è semplicemente sterminata: basti l’esempio del Comune di Roma, proprietario di migliaia di immobili, capace di spendere 14 milioni l’anno per affittare i locali e i servizi delle commissioni e dei gruppi politici del consiglio comunale. Tutto questo, per giunta, in assenza della doverosa trasparenza nonostante una legge approvata il 24 marzo dello scorso anno imponga a tutte le amministrazioni l’obbligo la pubblicazione online dei contratti d’affitto.

 

Non si può non ricordare che dal 2001 al 2012 la spesa pubblica al netto degli interessi pagati sul debito è salita in termini reali del 12,5 per cento, mentre il Prodotto interno lordo reale procapite diminuiva del 6,5 per cento.

 

Fonte: infiltrato.it

 

 

Roma, coni da 16 euro a 4 turisti. L’ambulanza a 1300, la cena da 695…

ROMA – Quattro coni gelato consumati in piedi in un bar vicino Piazza di Spagna a Roma. Totale? 64 euro, ovvero 16 euro a cono. Il conto, con tanto di scontrino fiscale, è stato dato a 4 turisti inglesi di Birmingham che non potevano credere che un cono gelato potesse costare 16 euro. Per giunta consegnato al bancone, non servito a un tavolino. I quattro hanno così iniziato a chiedere ai romani incontrati in via della Vite (pieno centro, vicino Trinità dei Monti), se fosse normale pagare così tanto. E no, tanto usuale non è davvero. La storia è arrivata sulle pagine della cronaca romana del Corriere della Sera, che riepiloga anche alcuni episodi del passato di conti particolarmente impegnativi recapitati a ignari turisti.

Si va dal caso del ristorante Il Passetto, che a due turisti giapponesi consegnò una ricevuta da 695 euro per una cena. O il caso di una turista americana che, dopo aver chiamato un’ambulanza privata si è vista presentare un conto da 1300 euro. E poi i casi, tanti, delle finte guide turistiche da 150 euro.

I quattro turisti inglesi hanno consumato coni di cialda con 3 gusti. Al Corriere un responsabile del bar spiega che i prezzi sono quelli: “Basta guardare, sono affissi ovunque. E dentro quei coni entrano anche 7 etti di gelato”. Scrive il Corriere che il bar in questione è di proprietà di una società che fa capo ad Alfiero Tredicine, cognome noto a Roma per la proprietà di molti camion bar che affollano il centro, della stessa famiglia fa parte Giordano Tredicine, consigliere comunale Pdl.

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