Corte UE, attacco Goldbet alle scommesse made in Italy

Il sistema delle scommesse italiano – che produce ogni anno circa 4 miliardi di euro di incassi, con un utile erariale attorno ai 180 milioni di euro – è di nuovo sotto attacco da parte di allibratori esteri. Il 18 aprile, in Lussemburgo, si

 

svolgerà una nuova puntata del contenzioso che vede contrapposti il Governo italiano e bookmaker stranieri – in questo caso gli austriaci di Goldbet – che scommettono sulla possibilità di raccogliere puntate nel nostro paese senza la concessione dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Dopo tre sentenze della Corte europea – nel 2003, 2007 e 2012 – che hanno dato una forte scossa al mercato, creando un enorme danno ai concessionari autorizzati, stavolta l’offensiva riguarda l’articolo 88 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza (Tulps), per la parte in cui riserva il rilascio dell’autorizzazione di polizia soltanto alle sale scommesse in possesso di una concessione rilasciata da Aams. Sarà la prima volta in cui l’articolo del Tulps – su istanza del Tar Toscana – finisce davanti ai giudici della Corte di Giustizia, che ascolteranno le ragioni della parte privata, della Commissione Ue e degli stati membri, prima delle conclusioni dell’Avvocato generale della Corte e della sentenza, attesa nella primavera 2014. Il Governo italiano, per risolvere la questione, suggerisce alla Corte di Giustizia di concludere – è riportato nei documenti d’udienza, che Agipronews ha potuto leggere – che “la licenza di pubblica sicurezza va rilasciata esclusivamente ai concessionari autorizzati dai ministeri competenti” e ribadisce la compatibilità tra gli articoli 49 e 56 del Trattato europeo (rispettivamente libertà di  stabilimento e di prestazione di servizi) e le clausole delle convenzioni che prevedono la decadenza per i titolari di concessione che trasferiscano giocate verso l’estero. La Commissione Europea indica alla Corte come il rilascio dell’autorizzazione di polizia previsto dal sistema italiano non sia “contrario ai principi dell’Unione a patto che tale restrizione sia proporzionata agli obbiettivi legittimamente perseguiti e non discriminatoria”. Secondo Bruxelles, peraltro, le norme contenute nello schema di convenzione tra l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e l’aggiudicatario della concessione “devono essere formulate in modo chiaro, preciso ed univoco”, in particolare nella parte in cui esse prevedono una clausola di decadenza delle concessioni nel caso in cui sia verificato anche lo svolgimento di un’attività transfrontaliera, cioè di trasferimento di giocate dall’Italia verso l’estero, da parte del concessionario. Infine, la Commissione Ue conferma la necessità di un doppio controllo (sia nel paese in cui risiede il bookmaker che in Italia) sui gestori di scommesse: “Gli Stati Membri – è scritto nella memoria depositata – non sono tenuti ad accertare sistematicamente che l’interesse generale protetto sia lo stesso di quello dello Stato Membro di stabilimento del prestatore di servizi”, tenendo anche conto “dell’ampio margine discrezionale di cui gli Stati Ue dispongono” in materia. Una sorta di pietra tombale su ogni ipotesi di deregulation comunitaria nel gambling.

 

 

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