Italiani e spagnoli sono più ricchi dei tedeschi

A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, era uno dei motti che resero celebre la contrastata figura di Giulio Andreotti, il politico italiano che irritò Helmut Kohl ai tempi della riunificazione, affermando che amava così tanto la Germania da preferire che ce ne fossero due.
RAPPORTO CONTROVERSO. Così, in piena polemica sulla crisi dell’euro fra la Germania e gran parte del resto d’Europa, con la soluzione per Cipro appesa a tiri e molla senza fine, la Bundesbank ha reso noto i risultati di un rapporto sulle ricchezze private in Europa che ribalta il pregiudizio diffuso dei tedeschi ricchi e dei Sud-europei poveri.
IN SOCCORSO A MERKEL. Presupposto sul quale i Paesi in crisi basano la loro richiesta di abbandonare la politica di austerity che Berlino ha dettato a Bruxelles.
Sarà una coincidenza, ma l’esito del rapporto dell’istituto di Francoforte è arrivato in soccorso di Angela Merkel proprio nel momento in cui, anche in patria, le voci critiche sulla politica europea fin qui seguita si sono fatte più sostenute, con la stampa di orientamento progressista (che in Germania è anche quella più influente, se non sull’opinione pubblica almeno sulla classe dirigente) balzata in prima fila nel chiedere un cambio di rotta.

Lo studio è stato ripreso da tutti i quotidiani, ma la conservatrice Welt non ci ha pensato su troppo a confezionare l’articolo con un titolo da battaglia: «Italiani e spagnoli sono tre volte più ricchi dei tedeschi».
TEDESCHI FINTI POVERI. Lo studio della Bundesbank, naturalmente, è pieno di cifre: «Il patrimonio medio di una famiglia tedesca ammonta a 51.400 euro contro i 163.900 di una famiglia italiana e i 178.300 di una spagnola. In Francia ci si attesta sui 113.500 euro, in Austria si scende ancora: 76.400 euro. La cifra tedesca è data dalla combinazione fra i 78.900 euro di una famiglia dell’Ovest e i 21.400 euro di una dell’Est, a testimonianza di uno squilibrio fra le due parti del Paese ancora lungi dall’essere recuperato a oltre 20 anni dalla riunificazione».
TENDENZA ALL’AFFITTO. Tra i motivi che hanno determinato questo risultato c’è da un lato la scarsa propensione dei tedeschi all’acquisto di un immobile: in Germania, a differenza che in Italia o in Spagna, solo una minoranza della popolazione possiede una casa di proprietà mentre, soprattutto nelle grandi città, prevale la tendenza all’affitto.
Dall’altro il fatto che l’indagine non include tutte le voci che compongono la ricchezza, come le assicurazioni della sicurezza sociale pubblica. E su questo aspetto i tedeschi sono più garantiti: assistenza per l’anzianità, sussidi di disoccupazione, malattie, finanziamenti statali per l’istruzione e le scuole. Così, il rapporto assomiglia un po’ alla storia del pollo di Trilussa, a quelle statistiche nelle quali ognuno in fondo legge quel che vuole. Chi è tornato ad attaccare Angela Merkel sulla politica europea è stato lo Spiegel: «La rigida posizione del governo di Berlino può apparire giusta e anche comprensibile se si ricorda che Cipro è un’oasi fiscale nel Mediterraneo e ha costruito parte del suo benessere sulle spalle di quegli Stati da cui ora pretende aiuto. Ma un’uscita dall’Eurozona dell’isola avrebbe effetti catastrofici sugli altri Paesi in difficoltà: milioni di persone in Italia, Grecia e Spagna correrebbero a ritirare i propri risparmi dalle banche nel timore di vederli evaporare, causando un collasso dell’intero sistema creditizio».

SCENARIO COSTOSO. E questa «è una situazione che i mercati internazionali non reggerebbero e neppure i singoli Stati, costretti uno dopo l’altro a tornare alle valute nazionali. Sarebbe uno scenario molto costoso per la stessa Germania».

Non per altruismo ma per salvaguardare l’interesse degli stessi tedeschi sarebbe dunque opportuno che Merkel si mostrasse più flessibile nell’affrontare questo ennesimo capitolo della crisi: «Non si tratta di cedere ai ricatti di Nicosia, accordando sostegno finanziario senza ottenere alcuna contropartita e dimenticando la responsabilità dei politici ciprioti nell’aver portato la situazione fino a questo punto. Ma il governo tedesco non deve sopravvalutare la propria posizione contrattuale. La moneta unica è un destino comune, nel quale una vittoria sugli altri può rapidamente trasformarsi in una propria sconfitta».

COMPROMESSO POSSIBILE PER CIPRO. Più ecumenica la posizione della Süddeutsche Zeitung, per la quale alla vicenda di Cipro verrà comunque trovata una soluzione di passaggio: «La possibilità che l’isola vada in bancarotta è piuttosto ridotta, perché è un’eventualità che colpirebbe soprattutto la stessa economia cipriota e tutti gli investitori stranieri. E dunque il parlamento ha tutto l’interesse a evitarla».

Che intervenga la Chiesa, l’Europa, la banca centrale, i russi o una combinazione di tutti questi attori, il compromesso alla fine verrà fatto. «Ma da questa vicenda bisogna cogliere tre lezioni: essa non mette in pericolo l’Europa, deve essere risolta con la partecipazione chiara di coloro che l’hanno causata, cioé le banche e alcuni investitori, non i piccoli risparmiatori, e deve spingere Bruxelles a inventare sanzioni più dure contro quegli Stati che pretendono di fare un po’ come gli pare».FONTE

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