La sanità pubblica non conviene più

I ticket sui farmaci sono aumentati del 40% nel 2011 e più di un cittadino su due ormai paga di tasca propria visite ed esami.
Lo fa per evitare lunghissime file, ma anche perché spesso il privato costa addirittura meno.
Non basta, perché il welfare italiano è così in crisi, che le badanti hanno ormai superato in numero i dipendenti di Asl e ospedali, attestandosi a circa 774 mila contro 646 mila.
SERVIZI TAGLIATI. La fotografia drammatica è stata scattata dal Rapporto Oasi 2012 dell’università Bocconi, presentato la mattina del 19 marzo dalla Fiaso (la federazione di Asl e ospedali), secondo il quale, di fatto, l’austerity sanitaria si sta traducendo in un taglio dei servizi, con un’insoddisfazione sempre più forte da parte dei cittadini.
Secondo i dati del rapporto infatti, nel Centro Sud oramai la maggioranza dei cittadini giudica inadeguati i servizi offerti dal nostro Ssn (53,5% al Centro e 62,2% al Sud contro una media Italia del 43,9%).
CHI DEVE RIENTRARE DAL DEFICIT SOFFRE DI PIÙ. E il trend è del tutto negativo, come mostra il 31,7% di assistiti che giudica peggiorati i servizi sanitari della propria regione.
Un’altra discriminante nel livello di qualità percepito dagli assistiti è poi la più massiccia politica di tagli che giocoforza hanno dovuto mettere in atto le otto Regioni in piano di rientro dai deficit: il 57,8% di chi vive in Campania, Lazio, Abruzzo, Molise, Piemonte, Calabria, Puglia e Sicilia si è dichiarato insoddisfatto contro un più modesto 23,3% di ‘scontenti’ delle altre Regioni. Una riprova dell’impatto tutt’altro che indolore delle politiche di austerity in sanità.

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