Anonymous 3.500 file rubati alla polizia

Ricordate “Minority Report”, il film di Steven Spielberg, basato sull’omonimo racconto di Philip Dick? Nel film, Tom Cruise fa parte della PreCrime, una divisione della polizia che si occupa di prevenire i crimini. Fantascienza a parte, anche l’Italia ha la sua “polizia di prevenzione”. Si chiama così infatti la vecchia polizia politica, che fa parte del dipartimento di pubblica sicurezza, che a sua volta dipende dal ministero dell’Interno. Il suo braccio operativo è la Digos, acronimo di Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali.  Anonymous ha frugato anche nelle email della polizia investigativa e ha messo in rete dei file, che ci fanno capire come questa divisione opera sul territorio.

IL COLPACCIO DELLA RETE – Anonymous è tutti e nessuno. E’ un gruppo di hacker variabile per numero e identità, che di volta in volta si aggrega in rete per attaccare i centri di potere. Le ultime rivelazioni di questi Lupin dalla maschera bianca e i baffetti all’insù sono i 3.500 file rubati alla polizia. Una mole di roba, molta anche personale (vedi box), tanto che il ministero dell’Interno, quando andiamo in stampa, non ha finito di controllare tutti i file. Il documento che qui ci interessa ha un numero di nota, che forniamo gentilmente con congruo anticipo all’ufficio relazioni esterne del ministero, che non smentisce né conferma che quel documento sia vero. Né ci fa sapere se l’attività preventiva, di cui parla il testo sia effettivamente legale o meno.

IL MONITORAGGIO – La nota in questione porta il numero N.224/SIG.DIV.2/SEZ.1/2996/R e ha come oggetto «monitoraggio dei sodalizi della sinistra e della destra antagonista». E’ rivolta alle «questure della Repubblica ». «A distanza di due anni dalla nota N.224/SIG.DIV.2/SEZ.1/107/R del 7 gennaio 2009, con la quale questa Direzione Centrale chiese a codesti Uffici un articolato punto di situazione sulle realtà estremistiche presenti in ciascuna provincia – si legge nel documento – al fine di poter disporre di un quadro sempre aggiornato dell’antagonismo a livello nazionale, si prega di voler fornire entro il 30 giugno di ogni anno, un dettagliato elaborato sullo stato dell’estremismo a livello locale, sia di destra che di sinistra». Segue l’elenco degli elementi da indicare nei report: denominazione, sede, canali di finanziamento, leader e/o principali esponenti, ecc. Tra questi c’è l’area di appartenenza con una nota correlata che spiega «ad es. anarchici, animalisti, autonomi, disobbedienti, skinheads, comunità militanti, ecc.». «Il richiamato quadro di situazione andrà preceduto da una parte descrittiva di carattere generale sulla situazione dell’estremismo a livello territoriale, dal quale si evinca il numero dei sodalizi presenti, il numero complessivo degli aderenti, le aree di appartenenza, le principali dinamiche in atto nel periodo di riferimento, gli episodi di maggior rilievo», si legge nelle nota. «Con l’occasione si rappresenta che la nota N.224/B/27955/2/3525/R del 23/10/1989, relativa all’aggiornamento mensile della situazione dei centri sociali, deve ritenersi annullata», conclude il documento.

ANIMALISTI NEL MIRINO – Da queste due paginette desumiamo che la polizia preventiva italiana, fino al 1989, monitorava con report mensili i centri sociali. Negli ultimi anni, invece, vengono tenute sotto controllo le associazioni “estremiste”, in cui a sorpresa troviamo anche gli animalisti e le comunità militanti. Ma per capire meglio come funziona la “polizia preventiva”, Anonymous ci fornisce un altro documento di 54 pagine, redatto a quanto pare della questura di Torino (da noi contattata, ma che appunto, come il ministero, non ha né smentito né confermato la veridicità del documento). In queste pagine, bollate tutte come riservate, troviamo un elenco di associazioni di sinistra extraparlamentare, anarchici e destra extraparlamentare (in quest’ultima categoria è inclusa anche Forza Nuova, che però ha avuto un eurodeputato). Troviamo i No Tav, ma anche il Comitato No Inceneritore. Questo comitato, sempre secondo il documento, non ha nel suo curriculum nessun episodio di tensione o violenza. Consta di 30 persone, che si autofinanziano, e non sono vicine a nessun movimento eversivo, bensì appartengono all’area ambientalista. Nella descrizione si legge: «Il comitato nasce dalla mobilitazione spontanea dei cittadini orbitanti nell’area del “Meet Beppe Grillo” e si prefigge di sensibilizzare i cittadini sulle problematiche relative alla produzione e allo smaltimento dei rifiuti, contrastando democraticamente la realizzazione dell’impianto di incenerimento per rifiuti urbani previsto nell’area del Comune di Settimo Torinese». Il comitato viene inserito, non si sa bene perché, nei «movimenti area estrema sinistra».

AMBIENTALISTI “EVERSIVI” – Continuando a sfogliare ci imbattiamo nel capitolo “associazioni ambientaliste”. E qui troviamo la Greepeace locale, composta da dieci-quindici persone, con il nome del suo leader classificato come «esponente del movimento ambientalista, è solito prendere parte a tutte le iniziative promosse dal gruppo di appartenenza sia a livello locale che nazionale». Episodi di violenza o tensione contestati al gruppo: nessuno. Sempre nelle associazioni ambientaliste, viene monitorato anche il Comitato No Grat-Non Grattiamo il cielo di Torino, un gruppo di 20/30 persone, che fanno capo a un ex assessore comunale dei Verdi che «nasce dalla necessità di opporsi alla realizzazione del grattacielo a Torino previsto nella zona di corso Inghilterra ». Nella «sintetica ricostruzione della storia del sodalizio» si segnalano due episodi. Uno datato 23 maggio 2009, in cui 15 persone fanno un presidio contro il grattacielo dell’Istituto San Paolo. E un altro datato 16 luglio 2011, in cui sette persone salgono sulla gru del cantiere. Anche qui nessun episodio di violenza da contestare al gruppo, anche se i poliziotti scrivono che nella manifestazione del 16 luglio vi sono, davanti al cantiere, «una decina di persone riconducibili all’antagonismo torinese».

PERICOLOSI PACIFISTI – Segue poi, nel report riservato, il monitoraggio delle associazioni animaliste. Tra queste c’è il movimento “Agire Ora”, anche questo assolutamente pacifico. Costituito allo scopo di «informare, incentivare e fornire tutti gli strumenti per l’attivismo animalista a chi vuole aiutare gli animali in prima persona». Sembrerebbe collegato a un movimento più vasto, internazionale, Shac (Stop Huntigdon Animal Cruenty) che ha l’obiettivo di far chiudere «il più grande laboratorio privato di sperimentazione animale in Europa». Segue poi la nota L.A.V., Lega AntiVivisezione, composta nel torinese da 20/30 persone. Anche questa non ha precedenti violenti. Nel report viene indicato anche il conto corrente postale, dove si possono fare i bonifici come forma di finanziamento. E viene indicato il suo leader, ex consigliere comunale di Torino, nonché «celibe, impiegato, obiettore di coscienza ». Nella cronologia delle attività del gruppo si legge: «Si sono occupati di boicottare il mercato delle pellicce con manifestazioni e sit-in, raccolta firme, campagne contro il randagismo, iniziative contro gli allevamenti intensivi di animali destinati all’alimentazione. Infine si sono occupati di sterilizzazioni di colonie feline ed iniziative contro i circhi con animali». Insomma roba pericolosissima.

*dal settimanale n. 44 fonte qui

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